Ecce Homo – Ragusa

pe. giovanni, fidei donum


L’ECCE HOMO: UNA CHIESA DI LUNGA STORIA E TRADIZIONE

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01/06/2014 – 16:38

Lettera aperta al Sig. Sindaco di Ragusa

L’ECCE HOMO: UNA CHIESA DI LUNGA STORIA E TRADIZIONE

NOTA DI SALVATORE GURRIERI

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Leggo sulla stampa locale l’iniziativa di aprire le chiese di Ragusa alla visita guidata dei turisti che in questi giorni vengono a Ragusa. Ma perché non è stata inserita nell’elenco la Chiesa dell’Ecce Homo? Forse è stata una dimenticanza? Oppure non fa parte dell’itinerario predisposto dal Comune?

Eppure la chiesa dell’Ecce Homo nel suo stile neoclassico con ricordi tardo barocco nella sua dimensione architettonica ed estetica è un vero gioiello è un grande patrimonio della nostra città, una chiesa che ha tutte le caratteristiche e requisiti per essere annoverata tra i monumenti dell’UNESCO.

La splendida facciata e la torre campanaria, gli altari, le vetrate istoriate di Duilio Cambellotti, il meraviglioso organo-orchestra “Serassi” del 1857 un grande strumento di assoluta fedeltà sonora grazie alla forza di numerosi registri montati su un organo di inestimabile valore.

Una chiesa che si distingue dalle altre per le sue caratteristiche cupolette soprastanti le due navate laterali e per la ricchezza degli stucchi e decorazioni di colore azzurrino. Si tratta per lo più di cornici, fregi, modanature finemente decorate e dorate tanto da realizzare un insieme architettonico da notevole impatto estetico.

Il barocco caratterizza numerosi edifici a Ragusa, ma la chiesa dell’Ecce Homo pur facendo parte dello stile neoclassico con qualche ricordo tardo barocco e appartenente al centro storico di Ragusa, non è mai stata considerata così importante come invece tanti altri splendidi monumenti da essere dichiarati dall’UNESCO. Conosciamo il barocco di tante chiese, vedi Cattedrale, S. Giorgio, S. Giuseppe, ma della chiesa dell’Ecce Homo sconosciamo in gran parte la sua storia e le sue tradizioni.

Chi scrive, opera in via Ecce Homo,  vede tanti turisti fotografare la facciata della chiesa, che si istaglia nella sua verticalità e quasi ci guida fisicamente e spiritualmente a fare questo percorso per innalzarci, perché siamo obbligati, a portare il capo verso l’alto, verso il pinnacolo, verso la torre campanaria che, sovrasta la croce, punta direttamente al cielo. Quindi dietro questo discorso architettonico c’è anche un messaggio si natura spirituale.

Il geniale Rosario Gagliardi inserì perfettamente la chiesa di S. Giorgio studiandosi prima la collina di Ibla e ponendo il Duomo al termine di una linea obbligata che partiva dall’attuale giardino ibleo, toccava la facciata di S. Giuseppe e via via andava a finire sulla sommità dove una volta c’era il castello. Tutto questo perché l’architettura era concepita come elemento integrante in armonia con la natura, si preferiva molto la scenografia naturale. Così anche la Chiesa dell’Ecce Homo ha come supporto scenografico la via Ecce Homo: dal suo portone si può ammirare la veduta panoramica della campagna ragusana e se si guarda dal basso verso l’alto possiamo immaginare il cammino che l’uomo compie su questa terra; si arriva così alla  chiesa che è il tramite per la salvezza e la facciata quasi ci prende per mano e ci innalza a superare la materialità di cui noi siamo fatti e infine ci mostra la strada verso il cielo, verso la salvezza.

Mi auguro che il Sig. Sindaco voglia rivedere il protocollo di intesa e inserire anche la chiesa dell’Ecce Homo tra itinerari da visitare.

di Salvatore Gurrieri

http://www.ragusaoggi.it/43761/l-ecce-homo-una-chiesa-di-lunga-storia-e-tradizione

OPERAZIONE CHIESE APERTE http://www.giornaleibleo.it/operazione-chiese-aperte/

 

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Antonio, grande e umile medico dei lebbrosi vivi con Dio !

6461-CEO-SysCom-Mr.-Prem-Couture-presents-Cloud-MRM A-67. Il Cardinale di Bombay ed il Nunzio Apostolico (2) ALcune scuole materne Appena arrivato in India (2)Fotogallery  http://www.diocesidiragusa.it/attivita/multimedia/ufficio-pastorale-missionaria/767-antonio-grande-e-umile
-medico-dei-lebbrosi-vivi-c/
Scritto da Pastorale Missionaria il 27/04/2014
Giunta da poche ore la notizia della scomparsa del Dr. ANTONIO SALAFIA, ragusano e da molti anni in India.

Carissimo Antonio vogliamo dirti…

Ci manchi ANTONIO e ci mancherai…..

Ti ricordiamo come fratelli e sorelle di questa Diocesi di Ragusa,

ti ricordiamo come Missionari Iblei di questa tua amata diocesi di Ragusa,

ti ricordiamo come amici del gruppo e Percorso missionario,

ti ricordiamo come ESEMPIO di generosità e altruismo,

tu che hai espresso in modo sublime la “ragusanità” e pur lasciando la tua terra,

non hai dimenticato le tue radici,

tu che hai preso a cuore e vissuto sempre nella gioia la MISSIONE,

abbracciando il mondo intero e curando col tuo sorriso le ferite dell’umanità  sofferente.

Ci è piaciuto il pensiero di un tuo maestro,* che anche per noi diventa importante lezione di vita:

“ Le tue radici sono profonde nella tua terra e ti trattengono nel tuo Paese, anche se sei lontano nello spazio e nel tempo. Non dimenticare le tue radici. Senza radici non hai linfa, senza radici non puoi vivere, senza radici non cresci, senza radici non ti riconosci, senza radici non hai cultura, senza radici non… voli ”.

Grazie, Antonio !

Buon volo!

Vivi in Dio !

Pastorale Missionaria Ragusa

* Giorgio Brunelli in Il coraggio di Ippocrate

Brevi linee biografiche e autobiografiche

Pubblichiamo alcune linee biografiche che lo stesso Antonio ci aveva mandato anni fa per il nostro archivio diocesano di Pastorale missionaria. Le note sono del 2004.

Nato a Palazzolo Acreide (Siracusa) il 10 Marzo 1941. Dopo aver compiuto gli studi elementari a Ragusa, entra nel Seminario di Ragusa che apriva proprio quell’anno. A Ragusa fino alla seconda teologia, poi va al PIME, passa un anno al noviziato della Grugana (Como) e poi gli ultimi due anni di teologia a Milano.Ordinato prete a Ragusa da Mons. Pennisi, viene inviato al seminario minore di Ducenta;dopo un anno e’ nominato assistente al parroco della parrochia affidata al Pime a Napoli. Nel 1968 e’ destinato all’India. Va in Spagna per un corso di Leprologia e poi un anno in Inghilterra per imparare l’Inglese. Venuto in India nel Marzo del 1971 con diploma di infermiere, specializzato “Lebbra”. Si e’ subito aggregato alle Suore Missionarie del Vimala Centre (allora il Vimala Hospital non esisteva) nella cura dei lebbrosi sparsi in varie baraccopoli di Bombay.

– 1974 e’ ammesso al St.John’s Medical College, Bangalore, dove consegue la laurea in Medicina nel 1979 e completa nel 1980 l’internato obbligatorio di un anno.

Autobiografico: “Il Pime, nella persona del superiore generale Mons. Pirovano, mi chiede di lasciare il PIME o la Medicina. Io non ho dubbi su quello che Cristo vuole da me e scelgo la medicina; da notare che l’ammissione al Medical College di Bangalore e’ decisa da Quattro Vescovi Indiani. Io – argomentavo con il Pirovano che se i Vescovi Indiani trovano giusto e conveniente che io studi medicina, come mai voi a Roma – che sapete ben poco dell’India – siete contrarii? “

– 1980  ritorna a Bombay e lavora come medico nella Lok Seva Sangam, fondata dal

Padre C. Torriani del PIME, nel contempo frequenta il reparto di Dermatologia

presso il KEM Hospital di Bombay sotto il Prof.R.J. Fernandez. La frequenza al

KEM e’ continuata per 4 anni.

– 1981 sotto la guida del Prof. J.S.Shah, comincia la chirurgia ricostruttiva al Vimala

Dermatological Centre di Bombay. A fine anno va a Legnano, per due mesi, per

un corso pratico di Chirurgia della Mano sotto il Prof.E. Morelli.

– 1983 corso teorico di Chirurgia della Mano all’ospedale di Savona; Prof. Montero.

– 1983 corso di Microchirurgia a Brescia guidato dal  Prof. G. Brunelli.

– 1984 breve corso pratico di Dermatologia presso l’Istituto Dermatopatico

dell’Immacolata di Roma.

– 1986 Primario di Chirurgia Ricostruttiva presso il Vimala Dermatological Centre, ed

altri Lebbrosari attorno a Bombay quali il “Allbless Hospital di Trombay, il

Leprosy Hospital di Veheloli. Continua la sua attivita’ di Dermatologo e

Leprologo al Vimala Dermatological Centre.

Dal 1995 al 2003 visita, ogni 2-3 mesi il Parvatibai Leprosy Hospital in Surat, Gujarat.

ATTIVITA’ SCIENTIFICHE- ACCADEMICHE

Dal 1992 fino al presente, e’ membro della facolta’ di Chirurgia della Mano, organizzato dalla Societa’ di Ortopedia di Bombay.

Nel 1991, in cooperazione col Prof. G. Brunelli, conduce il primo corso di microchirurgia teorico-pratico a Bombay. (vedi scritto autobiografico di Giorgio Brunelli http://www.ilgalileo.eu/n12/coraggio_di_ippocrate.html )

Nel 1997, assieme al suo assistente Dr. G. Chahuan scrive il libro scientifico “Treatment of Neuritis in Leprosy. Medical and Surgical” (Prefazione del Prof.G. Brunelli di Brescia)

Nel 2004 scrive il libro scientifico-divulgativo ‘La Vitiligine” (in Inglese e Italiano)

Autore di molte publicazioni scientifiche, nel campo della Dermatologia e Leprologia e Chirurgia della mano; publicate in varie riviste Internazionali.

  Membro di varie associazioni scientifiche:

– Indian Medical Association (membro a vita)

– Indian Leprosy Association.(membro a vita)

– Indian Association of Dermatology Venereology Leprology. (membro a vita)

– Indian Association of Hand Surgery. (membro a vita)

– Associazione Italiana di Chirurgia della Mano

Negli ultimi 15 anni ha messo a punto 5 nuove tecniche chirurgiche per la mano lebbrosa e una tecnica per il piede paralizzato.

Invitato a Congressi Internazionali e Nazionali, sia come relatore come pure per dare  dimostrazione pratica in sala operatoria delle sue tecniche:

–  Associazione Indiana di Chirurgia della Mano (varii congressi)

–  International Leprosy Congress a Orlando -USA (1993) e Salvador da

Bahia-Brazile nel 2000.

–  Associazione di Chirurgia della Mano del Brasile 2002, seguita da stage

operativo  presso l’Universita di Riberao Preto, Brazil.

–  Da 5 anni a questa parte, invitato al congresso annuale  di

Microchirurgia che si tiene al CTO di Torino.

 

ASSISTENZA SOCIALE AI LEBBOSI

Nel 1984 fonda l’associazione ‘SHISHU PREM SAMAJ’ per assistenza ai figli dei lebbrosi. (Shishu=Bimbo, Prem=Amore, Samaj= Associazione)

L’associazione e’ impegnata nelle:

–  ‘Adozioni a Distanza” , attualmente 670 studenti vengono aiutati,

finaziariamente, a completare gli studi. Piu’ di 1500  studenti hanno

gia’ completato gli studi con l’aiuto dell’associazione.

– Scuole Materne per bambini poveri; attualmente 9 scuolette, di cui 5 sono

condotte nelle scuole municipali. Studenti: 311.

– Doposcuola per studenti poveri; 207 studenti.

– Assistenza ai lebbrosi deformi/vecchi/abbandonati: al presente 70 lebbrosi

ricevono, due volte al mese, razioni alimentari e generi di prima necessiata’.

( Dr. Antonio Salafia )

http://www.diocesidiragusa.it/attivita/uffici/ufficio-pastorale-missionaria/767-antonio-grande-e-umile-medico-dei-lebbrosi-vivi-c/

 


La VIA LUCIS all’Ecce Homo

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Tempo pasquale è tempo prezioso per seguire Gesù Risorto lungo le strade della vita, della storia. La Comunità dell’Ecce Homo per il secondo anno consecutivo organizza la VIA LUCIS, una pratica di pietà che in piena continuità con la VIA CRUCIS ci permette di seguire il cammino della gioia.

Sabato 3 maggio alle 16 ci ritroveremo in Chiesa all’Ecce Homo per poi USCIRE pellegrinando lungo le stradine della Parrocchia nella direzione della Chiesa di San Michele.

Vogliamo diffondere la gioia del Cristo risorto con canti e preghiere vivendo l’INCONTRARE i fratelli lungo il cammino! Vogliamo diffondere il buon profumo della Risurrezione con fiori e ceri!

Rinnoveremo le promesse del Battesimo ringraziando il Signore Iddio per il dono della vita, della grazia battesimale, dello Spirito Santo, della pace.

Infine il DONARSI, concluderemo con l’invio missionario perchè ciascuno di noi possa vivere con gioia e coraggio la propria missione .

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IL SABATO SANTO DI MARIA

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Tu, o Maria, vorresti che noi, partecipi del tuo dolore, partecipassimo anche della tua consolazione. E’ la consolazione che viene dalla fede e che assume forme diverse; una di queste – di cui c’è tanto bisogno oggi – è la “consolazione della mente”.
E’ un dono divino molto semplice, che permette di intuire la ricchezza, la coerenza, la bellezza dei contenuti della fede. E’ un’apertura degli occhi e del cuore: di fronte all’evidenza della sofferenza e della morte, che tende a schiacciare il cuore, tale intuizione si pone come una grazia dello Spirito santo che fa risplendere talmente la “gloria di Dio” da illuminare con la luce della verità anche gli angoli più tenebrosi della storia.

O Maria, tu ci insegni a credere anche nelle notti della fede, a celebrare la gloria dell’Altissimo nell’esperienza dell’abbandono, a proclamare il primato di Dio e ad amarlo anche nei suoi silenzi. Intercedi per noi perché non ci manchi mai quella consolazione della mente che sostiene la nostra fede.

Tu, nel sabato della delusione, sei la Madre della speranza e ci ottieni la “consolazione del cuore”.
“Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime” (Lc 21,19).
La pazienza e la perseveranza sono le virtù di chi attende, di chi ancora non vede eppure continua a sperare.

Tu, o Maria, hai atteso con fiducia la nascita del tuo Figlio proclamata dall’angelo, hai sperato contro ogni speranza sotto alla croce e fino al sepolcro, hai vissuto il Sabato santo infondendo speranza ai discepoli smarriti e delusi, ottenendo per loro, e per noi, la “consolazione del cuore”.
È una grazia che tocca la sensibilità e gli affetti profondi inclinandoli ad aderire alla promessa di Dio, vincendo l’impazienza e la delusione. Quando il Signore sembra in ritardo nell’adempimento delle sue promesse, questa grazia ci permette di resistere nella speranza e di non venir meno nell’attesa.
Nel sabato della storia, molti, anche cristiani, sono tentati di non sperare più nella vita eterna e neppure nel ritorno del Signore. L’impazienza e la fretta caratteristiche della nostra cultura tecnologica ci fanno sentire pesante ogni ritardo nella manifestazione svelata del disegno divino e della vittoria del Risorto. Intercedi per noi affinché viviamo nel tempo con la speranza dell’eternità, con la certezza che potremo contemplare con gioia la gloria del Risorto.

Tu, Maria, nel sabato dell’assenza e della solitudine, sei e rimani la madre dell’amore e ci ottieni la “consolazione della vita”.
Maria, che senso ha tanto tuo soffrire? Come fai a dare significato alla tragedia che stai vivendo?
“Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Gv 12,24).

Tu nel Sabato santo ci stai davanti come madre amorosa che genera i suoi figli a partire dalla croce, intuendo che né il tuo sacrificio né quello del Figlio sono vani. Se lui ci ha amato e ha dato sé stesso per noi, se il Padre non lo ha risparmiato, tu hai unito il tuo cuore materno all’infinita carità di Dio con la certezza della sua fecondità. Ne è nato un popolo, “una moltitudine immensa”: il discepolo prediletto che ti è stato affidato ai piedi della croce è il simbolo di questa moltitudine.
La consolazione con la quale Dio ti ha sostenuto nel Sabato santo è una forza interiore di cui non è necessario essere coscienti, ma la cui presenza ed efficacia si misura dai frutti, dalla fecondità spirituale.

La percezione di una forza che ci ha accompagnato in momenti duri, anche quando non la sentivamo e ci sembrava di non possederla, è una esperienza vissuta da tutti noi. Ci pare a volte di essere abbandonati da Dio e dagli uomini, e però, rileggendo in seguito gli eventi, ci accorgiamo che il Signore aveva continuato a camminare con noi, anzi a portarci sulle sue braccia.
Una tale consolazione opera in noi dandoci la forza di resistere nella prova quando tutto intorno è oscurità; i suoi effetti si esprimono nella quotidianità permettendoci di stare in piedi nei momenti più duri, quando la mente sembra avvolta dalla nebbia e il cuore appare stanco.

Nel Sabato santo Maria vive un’attesa fiduciosa e paziente: ella sa che le promesse di Dio si avvereranno.
Anche nel tempo in cui ci troviamo è necessario riscoprire l’importanza dell’attesa. L’assenza di speranza è forse la malattia mortale delle coscienze.

All’indifferenza, alla frustrazione, alla concentrazione sul puro godimento dell’attimo presente, senza attese di futuro, può opporsi come antidoto soltanto la speranza; non quella fondata su calcoli, previsioni e statistiche, ma la speranza che ha il suo unico fondamento nella promessa di Dio.

Lo Spirito del Risorto ci tocchi interiormente e ci aiuti ad irradiare attorno a noi, con gli atti semplici della vita quotidiana, la gioia interiore e la pace, frutti della consolazione dello Spirito.

(Carlo Maria Martini)

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da Dom Mauro Bertoglio – facebook


Via Crucis “on the Road” all’Ecce Homo

VIA CRUCIS  “on the Road”,
“na vanedda”, sulla strada…

La Via Crucis dei “Missionari martiri”,                                                                                                                                                                     con i testi di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II,                                                                                                                                 celebrata, cantata e drammatizzata nelle stradine in cui si svolge la vita quotidiana.

La Via Crucis ci aiuta a riflettere, a fermarci, a rivedere schemi e scelte, stili di vita…
“on the road” in quella stessa strada di sofferenza e di gioia,di lutto, di violenza e di solidarietà,                                                 “on the road” Gesù, ieri e oggi !

Gesù cade tre volte;                                                                                                                                                                                                         è condannato ingiustamente,  è aiutato dal Cireneo, sente la tenerezza della Veronica,                                                                 dialoga con le pie donne, incontra la madre….

CI AMA FINO ALLA FINE !

“on the road” il Mistero Pasquale di Gesù
e di ciascuno di noi !
Felice Pasqua !

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