Ecce Homo – Ragusa

pe. giovanni, fidei donum

3 dicembre 2013 – San Francesco Saverio VEGLIA DI PREGHIERA PER SACERDOTI E RELIGIOSI

3 dicembre 2013 – San Francesco Saverio



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VEGLIA DI PREGHIERA PER

SACERDOTI E RELIGIOSI

“Alzati, va a Ninive, la grande città”

 

Introduzione

Dio ha pensato alle città come luogo da evangelizzare, ad esse ha mandato grandi profeti biblici. Pensiamo a Geremia: modello di una voce profetica nella città che  però nessuno ascolta, che tutti rifiutano. Per cui si sente obbligato ad una resistenza faticosa, ma anche a fare ricorso ad immagini tipiche del vivere cittadino (il vasaio, la brocca di vino, le risse, le mura sbrecciate, le ruffianerie, la volgarità, ecc.). È profeta in una società che non lo ascolta e lo lascia solo. Anzi lo sfida con il suo scetticismo e la sua indifferenza, perfino si sente minacciata dai suoi gesti strani.

Un altro profeta che ha a che fare con la città – in questo caso “la grande città” di Ninive – è Giona. La percorre per un solo giorno in lungo e in largo (ma ce ne volevano tre di giorni per percorrerla tutta), e con sua sorpresa ottiene una conversione collettiva che lo sconcerta e quasi gli da fastidio (Gn 3,4-5). Perché invece si attendeva resistenza e irrisione e in cuor suo si aspettava di vedere la catastrofe spettacolare. Un profeta fallito che finisce per implodere lui nella sua amarezza, amareggiato per non poter assistere a falò dei malvagi.

Lettura

Dal libro del profeta Giona 3,1-10; 4,1-5

“Fu rivolta a Giona una seconda volta questa parola del Signore: «Alzati, va’ a Ninive la grande città e annunzia loro quanto ti dirò». Giona si alzò e andò a Ninive secondo la parola del Signore. Ninive era una città molto grande, di tre giornate di cammino. Giona cominciò a percorrere la città, per un giorno di cammino e predicava: «Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta». 5 I cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, dal più grande al più piccolo. Giunta la notizia fino al re di Ninive, egli si alzò dal trono, si tolse il manto, si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere. Poi fu proclamato in Ninive questo decreto, per ordine del re e dei suoi grandi: «Uomini e animali, grandi e piccoli, non gustino nulla, non pascolino, non bevano acqua. Uomini e bestie si coprano di sacco e si invochi Dio con tutte le forze; ognuno si converta dalla sua condotta malvagia e dalla violenza che è nelle sue mani. Chissà che Dio non cambi, si impietosisca, deponga il suo ardente sdegno sì che noi non moriamo?».  Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si impietosì riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece. (…) Ma Giona ne provò grande dispiacere e ne fu indispettito. Pregò il Signore: «Signore, non era forse questo che dicevo quand’ero nel mio paese? Per ciò mi affrettai a fuggire a Tarsis; perché so che tu sei un Dio misericordioso e clemente, longanime, di grande amore e che ti lasci impietosire riguardo al male minacciato. Or dunque, Signore, toglimi la vita, perché meglio è per me morire che vivere!». Ma il Signore gli rispose: «Ti sembra giusto essere sdegnato così?». Giona allora uscì dalla città e sostò a oriente di essa. Si fece lì un riparo di frasche e vi si mise all’ombra in attesa di vedere ciò che sarebbe avvenuto nella città”.

Commento

“La figura biblica di Giona può esserci di ispirazione in questi tempi di cambiamento e incertezza (…) Giona conduceva una vita serena e tranquilla, aveva le idee chiare sulla religione, sull’antagonismo tra bene e male, sull’azione di Dio e su cosa Egli si aspettava da lui, su coloro che erano fedeli all’alleanza e su quanti non lo erano. Questo atteggiamento di chiusura lo spinse a concepire in modo troppo rigido i luoghi in cui doveva compiere la sua missione profetica. Giona aveva le conoscenze e tutte le carte in regola per essere un bravo profeta e continuare la tradizione secondo la logica del «come era sempre stato fatto».  All’improvviso, però, Dio sconvolse il suo ordine  irrompendo nella sua vita come un torrente in piena,  privandolo di ogni sicurezza e comodità: lo inviò a Ninive, «la grande città», simbolo di tutti i reietti ed emarginati, per proclamare la sua Parola. Così facendo Dio lo invitava a sporgersi oltre i suoi limiti, ad andare verso la periferia, affidandogli la missione di ricordare a tutti gli uomini smarriti che le braccia di Dio erano aperte e che Lui avrebbe offerto loro il suo perdono e la sua tenerezza.

Ma la sua richiesta andava oltre le capacità di comprensione di Giona, che decise di abbandonare la missione scappando nella direzione contraria a quella indicatagli da Dio, alla volta di Tarsis, in Spagna. Le fughe non sono mai positive, perché la fretta ci impedisce di vedere con chiarezza gli ostacoli. (…).

 

Proprio come Giona, anche noi possiamo ascoltare la chiamata incessante che ripete l’invito a vivere l’avventura di Ninive, ad assumerci il rischio di essere i protagonisti di una nuova missione, frutto dell’incontro con Dio. Esso è sempre una novità e ci sprona a rinunciare alle abitudini, a metterci in marcia verso le periferie e le frontiere, là dove si trova l’umanità più ferita e dove i giovani, dietro la loro apparenza di superficialità e conformismo, non si stancano mai di cercare una risposta alle proprie domande sul senso della vita. Aiutando i nostri fratelli a trovarla, anche noi comprenderemo, in modo rinnovato, il senso dell’azione e la gioia della vocazione educativa, la ragione delle nostre preghiere e il valore della nostra  dedizione. (…)

La soluzione peggiore consiste nel trincerarci nel nostro piccolo mondo emettendo giudizi amari sulle condizioni in cui versa la società. Non ci è permesso trasformarci in «scettici» a priori (…). Dobbiamo invece lanciare messaggi positivi: vivere noi per primi in pienezza e farci  testimoni e costruttori di un nuovo modo di essere  uomini e donne. Ma questo non succederà se perseveriamo nello scetticismo: bisogna convincersi che le cose non solo «si possono» cambiare, ma che la rivoluzione di cui ci facciamo portatori è una imprescindibile necessità”. (Jorge Mario Bergoglio, “Messaggio alle comunità educative”, Buenos Aires 2007,  in “E’ l’amore che apre gli occhi”, Rizzoli, 2013)

 

Pausa di silenzio

SALMO 121

Alzo gli occhi verso i monti:da dove mi verrà l’aiuto?

Il mio aiuto viene dal Signore,che ha fatto cielo e terra.

Non lascerà vacillare il tuo piede,non si addormenterà il tuo custode.

Non si addormenterà, non prenderà sonno,
il custode d’Israele.

Il Signore è il tuo custode,il Signore è come ombra che ti copre,
e sta alla tua destra.

Di giorno non ti colpirà il sole,né la luna di notte.

Il Signore ti proteggerà da ogni male,egli proteggerà la tua vita.

Il Signore veglierà su di te,quando esci e quando entri,
da ora e per sempre.

Canto: Esci dalla tua terra e vai

Baciccio-The-Vision-of-St-Francis-Xavier-2-

SECONDA PARTE

“Gesù, attraversava la città” (Luca 19,1)

 Quelli di Nìnive sorgeranno nel giudizio insieme con questa generazione e la condanneranno; perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, ben più di Giona c’è qui”.(Luca 11,32)

Gesù annuncia il Regno sulle strade della Palestina, dove incontra la gente, guarisce, si commuove, predica, prega e sfama la folla. Più difficili sono i suoi contatti con la sinagoga e col tempio: generano spesso controversie, dissensi, fraintendimenti. E’ meglio essere per strada o seduti intorno ad un tavolo nella casa di un famoso pubblico per annunciare il Vangelo. Gesù viene capito dagli uomini della strada, o che vivono sulla strada, oppure che accettano di ascoltarlo lungo la strada.

“Gesù attraversava la città”. Con questa frase è introdotto in Luca l’episodio dell’incontro di Gesù con Zaccheo  “capo dei pubblicani e ricco”; e poco prima si parlava dell’arrivo a Gerico e dell’incontro con il cieco Bartimeo (Lc 18, 35-43). L’uno, Zaccheo, ha fatto della città la sua piazza finanziaria, per accumulare denaro rubando e spremendo soldi alla gente: e per questo la gente lo odia, gli impedisce di vedere Gesù. L’altro, Bartimeo, vive al margine della città, mendicante di speranza, dopo che la disgrazia della cecità lo aveva espulso dal convivere; anche lui è zittito da chi segue Gesù. Due emblemi della città: gli emarginati impoveriti e mal sopportati e perfino messi a tacere e gli sfruttatori odiati da tutti ma anche impuniti.

Commento

“Non c’è professione o condizione sociale, non c’è peccato o crimine di alcun genere che possa cancellare dalla memoria e dal cuore di Dio uno solo dei suoi figli. “Dio ricorda”, sempre, non dimentica nessuno di quelli che ha creato; Lui è Padre, sempre in attesa vigile e amorevole di veder rinascere nel cuore del figlio il desiderio del ritorno a casa. E quando riconosce quel desiderio, anche semplicemente accennato, e tante volte quasi incosciente, subito gli è accanto, e con il suo perdono gli rende più lieve il cammino della conversione e del ritorno. Guardiamo Zaccheo, oggi, sull’albero: il suo è un gesto ridicolo, ma è un gesto di salvezza. E io dico a te: se tu hai un peso sulla tua coscienza, se tu hai vergogna di tante cose che hai commesso, fermati un po’, non spaventarti. Pensa che qualcuno ti aspetta perché mai ha smesso di ricordarti; e questo qualcuno è tuo Padre, è Dio che ti aspetta! Arrampicati, come ha fatto Zaccheo, sali sull’albero della voglia di essere perdonato; io ti assicuro che non sarai deluso. Gesù è misericordioso e mai si stanca di perdonare! Ricordatelo bene, così è Gesù.

Fratelli e sorelle, lasciamoci anche noi chiamare per nome da Gesù! Nel profondo del cuore, ascoltiamo la sua voce che ci dice: “Oggi devo fermarmi a casa tua”, cioè nel tuo cuore, nella tua vita. E accogliamolo con gioia: Lui può cambiarci, può trasformare il nostro cuore di pietra in cuore di carne, può liberarci dall’egoismo e fare della nostra vita un dono d’amore. Gesù può farlo; lasciati guardare da Gesù!” (Papa Francesco, Angelus, 3 novembre 2013)

 

Sulle strade del mondo insieme a Gesù

Sulla strada Gesù pone anche la sua Chiesa, ha disperso “i suoi” lungo le strade del mondo intero, li ha obbligati a vivere nella diaspora.

Quante volte invece abbiamo tentato di costruirci una certa sicurezza, un certo rifugio, un minimo di assicurazione …

Ma ogni volta Dio distrugge le nostre sicurezze, i nostri rifugi, e ogni volta rimette la sua Chiesa in cammino su una strada che è lui.

Vogliamo tornare sulle strade insieme a Gesù! Dove la sorpresa è sempre di casa. Perché sulla strada non si può scegliere chi incontrare né da chi lasciarsi incontrare. Non puoi nasconderti sulla strada; sei esposto ed esponi gli altri al tuo sguardo. Vi è una presenza (quasi) nuda di noi stessi. Una presenza precaria, ma – è questo il punto – già aperta, disponibile all’altro, allo sconosciuto, allo straniero, incontrando il quale e lasciandosi incontrare dal quale possiamo forse cogliere quello sconosciuto che abita in noi e divenire perciò più coscienti di noi stessi.

“Tutti siamo Chiesa, e tutti dobbiamo andare per la strada di Gesù, che ha percorso una strada di spogliazione, Lui stesso. E’ diventato servo, servitore; ha voluto essere umiliato fino alla Croce. E se noi vogliamo essere cristiani, non c’è un’altra strada. Ma non possiamo fare un cristianesimo un po’ più umano – dicono – senza croce, senza Gesù, senza spogliazione? In questo modo diventeremo cristiani di pasticceria, come belle torte, come belle cose dolci! Bellissimo, ma non cristiani davvero! (Papa Francesco, Sala della Spogliazione del Vescovado, Assisi – Venerdì 4 ottobre 2013)

Pausa di silenzio

 

Preghiera del pellegrino

Aiutami Signore a mettermi in cammino.
Anche se l’orizzonte mi sembra oscuro.
Anche se la ricompensa, agli occhi del mondo, non vale l’impegno.
Anche se la gente pensa che il mio apporto per un mondo nuovo non è granché.

Aiutami Signore a mettermi in cammino.
A lasciar da parte ciò che mi paralizza.
A lasciar da parte ciò che mi rende schiavo.
A lasciar da parte ciò che spezza in due il mio cuore.

Aiutami Signore a mettermi in cammino.
A non giustificarmi quando non vedo i frutti.
A non giustificarmi quando mi mancano le forze.
A non giustificarmi quando non ricevo un grazie riconoscente.

Aiutami Signore a mettermi in cammino.
Ad abbandonare tutto ciò che non mi permette di seguirti.
Ad abbandonare la timidezza e la mancanza di coraggio.
Ad abbandonare il mio orgoglio, e soprattutto ad abbandonarmi a Te.

Aiutami Signore a mettermi in cammino.
Ad annunciare il tuo Regno agli afflitti.
A portare la Buona Novella a chi è scoraggiato.
A nutrire della tua Parola chi è senza speranza,
e a nutrire della tua Eucaristia i poveri di spirito.

Canto: Pietro vai, fidati di me …

TERZA PARTE

La strada, dove l’incontro si fa Vangelo

Mentre Filippo è ancora in Samaria, un angelo gli appare e lo invita: “Alzati e va’ verso il mezzogiorno, sulla strada che discende da Gerusalemme a Gaza; essa è deserta. Egli si alzò e si mise in cammino» (At 8,26s). “Quand’ecco un Etiope, un eunuco… se ne ritornava seduto sul suo carro da viaggio, leggendo il profeta Isaia” (At 8,27s).

Commento

Filippo è invitato a correre avanti ad accostarsi al carro. Si muove con imprevedibilità, corre per strade che il buon senso eviterebbe, è guidato da un istinto che è frutto di una obbedienza vigile. Quel percorso che taglia fuori Gerusalemme, per raggiungere la strada che scende a Gaza, indica una strategia interessante: da Samaria a Gaza, dalla terra dei disprezzati (i Samaritani) alla porta sul mare, frequentata da gente che ha altri destini e altre tradizioni, fino all’incontro con l’eunuco, a cui la legislazione di Mosè aveva precluso il culto e il tempio e l’aggregazione al popolo eletto. E poi un accumulo di situazioni strane: l’ora più calda e inadatta, la strada deserta, l’etiope eunuco isterilito nella natura e incapace di comprendere ciò che legge di un personaggio della lettura che è un reietto e schiacciato, senza voce, senza posterità e senza giustizia. E poi la conversazione amichevole fra il grande amministratore delle favolose ricchezze di Candace e la decisione del battesimo in un luogo del tutto profano, senza un minimo di solennità adatta al personaggio. E poi ancora la quasi fuga di Filippo verso altro luogo e su altre strade la Parola correrà.

Pausa di silenzio

Invocazioni

  • Signore mettici in cam­mino su strade deserte, assolate, per un’avventura all’apparenza del tutto sterile. Perché è proprio là che può apparire l’occasione di in­contri strani ma originali, di trovare gente che cerca un senso alla vita, uomini e donne disposti a dialogare con semplicità se c’è qualcuno che si siede accanto e li illumina “a partire da quello che c’è”, un frammento, un desiderio, una lettura, un dubbio, un’angoscia, una speranza, un’attesa.

tutti: aiutaci, Signore

  • Signore insegnaci: a re-imparare l’arte del dialogo senza apparati e senza pregiudizi, dando speranza e consolando, sulle nostre strade, percorse da mille solitudini, uomini e donne che hanno mille sofferenze e nessun compagno di viaggio che ne porti il peso.

tutti: aiutaci, Signore

  • Signore donaci la capacità profetica di sederci accanto, di rispon­dere a tono, di annunciare la buona novella di Gesù, ma senza forzare i tempi, senza imporre schemi e scadenze, aspettando che il seme gettato germogli, diventi decisione e convinzione coraggiosa. Fa che il tuo Spirito ci spinga verso altri lidi e nuove destinazioni, dove ci attendono incontri imprevisti e relazioni evangeliche di liberazione.

tutti: aiutaci, Signore

SALMO 122

Quale gioia, quando mi dissero:”Andremo alla casa del Signore”.

E ora i nostri piedi si fermano alle tue porte, Gerusalemme!

Gerusalemme è costruita come città salda e compatta.

Là salgono insieme le tribù, le tribù del Signore,
secondo la legge di Israele, per lodare il nome del Signore.

Là sono posti i seggi del giudizio, i seggi della casa di Davide.

Domandate pace per Gerusalemme:sia pace a coloro che ti amano,

sia pace sulle tue mura,sicurezza nei tuoi baluardi.

Per i miei fratelli e i miei amici io dirò: “Su di te sia pace!».

Per la casa del Signore nostro Dio, chiederò per te il bene.

Canto: andate per le strade

 “Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico… “. (Luca 10, 25-37)

Ventisette chilometri di una strada che bastano a dividere gli uomini in due categorie.

Quelli che tirano dritto e quelli che si fermano. Quelli che “fanno la propria strada” e quelli che si occupano de­gli altri.

Quelli che non vogliono avere fastidi e quelli che fanno atto di presenza al dolore che c’è nel mondo. Quelli che non fanno del male a nessuno e quelli che sanno chi­narsi su ogni necessità.

Quelli che devono occuparsi di “cose importanti” e quelli che si occupano della sofferenza altrui.

 

Ventisette chilometri vigilati dallo sguardo di Dio. Infatti questa parabola va osservata nella stessa prospettiva di quella del fariseo e del pubblicano.

Là, nel tempio, due uomini che pregano. E Dio che osserva.

Qui, lungo i tornanti di questa strada, c’è un uomo mezzo morto, alcuni individui che si avvicinano. E Dio che osserva, che fotografa tutto.

Posso illudermi di girare alla larga. Nessuno mi vede. Men che meno il malcapitato non riesce più ad aprire gli occhi. E invece, no. Qualcuno mi spia. Dio mi osserva quando sono in chiesa.

E mi osserva quando sono per strada. Per Lui anche la strada è importante. Come la chiesa. Strada e chiesa sono il luogo dell’incontro.

 

Ventisette chilometri, e anche meno. Può bastare un corridoio, po­chi metri, un ufficio. È sufficiente ci sia un uomo che ha bisogno di me: quella è la mia strada che scende da Gerusalemme a Gerico. Dove, se perdo tempo, guadagno l’eternità. Dove la mia salvezza coincide con la salvezza dell’altro.

 

Preghiamo

Signore tu oggi mi dici “ Va’, fa’ anche tu a quel modo’’ . Signore, insegnami a camminare dal lato giusto della strada. A non tirare dritto, a non essere sempre distratto, sempre troppo occupato in “cose importanti”. Sempre pensando che “non tocca a me”. Signore aiutami a fermarmi, come hai fatto tu, a non fuggire le occasioni. Che io diventi amore che sa fermarsi.

 

Pausa di silenzio

Missione è partire  …

 

“Partire è anzitutto uscire da sé. Rompere quella crosta di egoismo che tenta di imprigionarci nel nostro “io”.

Partire è smetterla di girare in tondo intorno a noi, come se fossimo al centro del mondo e della vita.

Partire è non lasciarsi chiudere negli angusti problemi del piccolo mondo cui apparteniamo: qualunque sia l’importanza di questo nostro mondo l’umanità è più grande ed è essa che dobbiamo servire.

Partire non è divorare chilometri, attraversare i mari, volare a velocità supersoniche.

Partire è anzitutto aprirci agli altri, scoprirli, farci loro incontro.

Aprirci alle idee, comprese quelle contrarie alle nostre, significa avere il fiato di un buon camminatore.

E’ possibile viaggiare da soli. Ma un buon camminatore sa che il grande viaggio è quello della vita ed esso esige dei compagni.

Beato chi si sente eternamente in viaggio e in ogni prossimo vede un compagno desiderato.

Un buon camminatore si preoccupa dei compagni scoraggiati e stanchi.

Intuisce il momento in cui cominciano a disperare. Li prende dove li trova. Li ascolta, con intelligenza e delicatezza, soprattutto con amore, ridà coraggio e gusto per il cammino. (Helder Camara)

QUARTA PARTE

Sulle strade in compagnia di Maria

Gesù si è identificato a tal punto con la strada, che un giorno ai discepoli da lui invitati a mettersi alla sua sequela confidò addirittura: «Io sono la via». Alla sua sequela troviamo anche Maria, anch’ella sempre in cammino, da un punto all’altro della Palestina, con uno sconfinamento fin anca all’estero.

Lettore: Viaggio di andata e ritorno da Nazaret verso i monti di Giuda, per trovare Elisabetta, con quella specie di supplemento rapido menzionato da Luca il quale ci assicura che «raggiunse in fretta la città». Viaggio fino a Betlem. Di qui, a Gerusalemme per la presentazione al tempio. Espatrio clandestino in Egitto. Ritorno guardingo in Giudea col foglio di via rilasciato dall’ Angelo del Signore, e poi di nuovo a Nazaret. Pellegrinaggio verso Gerusalemme con lo sconto comitiva e raddoppio del percorso con escursione per la città alla ricerca di Gesù. Tra la folla, ad incontrare lui errante per i villaggi di Galilea, forse con la mezza idea di farlo ritirare a casa. Finalmente, sui sentieri del Calvario, ai piedi della croce, dove la meraviglia espressa da Giovanni con la parola stabat, più che la pietrificazione del dolore per una corsa fallita, esprime l’immobilità statuaria di chi attende sul podio il premio della vittoria.

Lettore: Icona del «cammina cammina», la troviamo seduta solo al banchetto del primo miracolo. Seduta, ma non ferma. Non sa rimanersene quieta. Non corre col corpo, ma precorre con l’anima. E se non va lei verso l’ora di Gesù, fa venire quell’ora verso di lei, spostandone indietro le lancette, finché la gioia pasquale non irrompe sulla mensa degli uomini. Sempre in cammino. E per giunta, in salita.

Lettore: Da quando si mise in viaggio «verso la montagna», fino al giorno del Golgota, anzi fino al crepuscolo dell’ Ascensione quando salì anche lei con gli apostoli «al piano superiore» in attesa dello Spirito, i suoi passi sono sempre scanditi dall’affanno delle alture. Avrà fatto anche le discese, e Giovanni ne ricorda una quando dice che Gesù, dopo le nozze di Cana, «discese a Cafarnao insieme con sua madre». Ma l’insistenza con cui il Vangelo accompagna con il verbo “salire” i suoi viaggi a Gerusalemme, più che alludere all’ansimare del petto o al gonfiore dei piedi, sta a dire che la peregrinazione terrena di Maria simbolizza tutta la fatica di un esigente itinerario spirituale.

Invocazioni

Noi tutti sperimentiamo come siamo sempre di fretta, sempre tante cose da fare. L’ansia della metropoli ci rende specialisti del sorpasso. Ci fa guadagnare tempo, ma ci fa perdere il fratello che cammina accanto a noi. Ci mette nelle vene la frenesia della velocità, ma svuota di tenerezza i nostri giorni. Chiediamo a Maria che ci insegni la giusta cadenza, al seguito di Gesù, con Lei a fianco, per non perdere mai di vista i nostri fratelli e sorelle.

Preghiamo

  • Santa Maria, donna della strada, fa’ che i nostri sentieri siano, come lo furono i tuoi, strumento di comunicazione con la gente, e non nastri isolanti entro cui assicuriamo la nostra aristocratica solitudine. Liberaci dall’ansia della metropoli e donaci l’impazienza di Dio.
  • Madre nostra tenerissima, se ci vedi allo sbando, sul ciglio della strada, fermati, Samaritana dolcissima, per versare sulle nostre ferite l’olio della consolazione e il vino della speranza. E poi rimettici in carreggiata. Dalle nebbie di questa “valle di lacrime”, in cui si consumano le nostre afflizioni, facci volgere gli occhi verso i monti da dove verrà l’aiuto. E allora sulle nostre strade fiorirà l’esultanza del Magnificat. (Tonino Bello)

Insieme

Santa Maria,Madre tenera e forte,
nostra compagna di viaggio sulle strade della vita,
ogni volta che contempliamo le cose grandi che l’Onnipotente ha fatto in te,
proviamo una così viva malinconia per le nostre lentezze,
che sentiamo il bisogno di allungare il passo per camminarti vicino.
Asseconda, pertanto, il nostro desiderio di prenderti per mano,
e accelera le nostre cadenze di camminatori un po’ stanchi.
Divenuti anche noi pellegrini nella fede,
non solo cercheremo il volto del Signore,
ma, contemplandoti quale icona della sollecitudine umana
verso coloro che si trovano nel bisogno,
raggiungeremo in fretta la “città” recandole gli stessi frutti di gioia
che tu portasti un giorno a Elisabetta lontana. (Tonino Bello)

Canto: Santa Maria del cammino

 

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