Ecce Homo – Ragusa

pe. giovanni, fidei donum


Pentecoste di Duilio Cambellotti icona dell’Educhiamoci alla Corresponsabilità

Presentato il nuovo piano diocesano per l’anno Pastorale 2013/2014 è stata scelta come icona La Pentecoste, un’opera di Duilio Cambellotti, bozzetto artistico per la realizzazione della vetrata eseguita nel 1956 per la chiesa parrocchiale SS. Ecce Homo in Ragusa.

Pubblichiamo di seguito un articolo di Arturo Di Natale estratto dal libro “ La chiesa dell’Ecce Homo a Ragusa: tra storia e tradizione”, a cura di Salvatore Gurrieri, Grafica Elle Due, Ragusa settembre 2010.  

LE VETRATE ISTORIATE  DI DUILIO  CAMBELLOTTI

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La decisione di arricchire la chiesa dell’Ecce Homo con vetrate istoriate risale all’anno 1955. Il parroco pro-tempore Sac. Giuseppe Guardiano ne parlò con il prof. Arturo Di Natale, noto artista ragusano, che per questa chiesa aveva già eseguito anni prima i dipinti della cappella del SS. Ecce Homo. A lui si devono anche una «Madonna del Rosario», bella scultura in marmo collocata sulla parte posteriore della chiesa prospiciente la piazza Solferino e i ritratti di alcuni sacerdoti che si sono succeduti alla guida della parrocchia.

L’intento del parroco Guardiano era di affidare l’esecuzione delle vetrate al Di Natale, il quale però declinò l’incarico e propose la committenza dell’opera a Duilio Cambellotti, eclettico e celebrato artista romano, che della tecnica vetraria era studioso e profondo conoscitore, avendo curato il restauro di opere monumentali, prodotto molto e sperimentato con i responsabili delle “officine della vetrata d’arte Giuliani” migliori criteri di intelaiatura e tenuta della vetrata stessa.

Alcune opere  esposte nel delizioso museo romano  della “Casina delle civette”  sono prova dell’approccio sperimentale di Cambellotti con la vetrata d’arte.

La proposta del prof. Di Natale fu accolta dal parroco e ancor più entusiasticamente dal Vescovo Mons. Francesco Pennisi, che di Cambellotti era un convinto estimatore.

Così l’artista romano tornò a Ragusa. Tornò dopo tanti anni, da quando nel 1933 a Ragusa aveva soggiornato per eseguire le splendide decorazioni nei saloni del Palazzo di Governo; venne per conoscere la collocazione delle vetrate che gli sarebbero state commissionate e per studiarne l’impostazione cromatica che, in rapporto alle condizioni di luce ambientali, andava per quanto possibile contestualizzata.

Furono definiti i soggetti delle quindici vetrate e le didascalie che Mons. Pennisi avrebbe composto in latino e contenute in un solo rigo per essere apposte alla base di ciascuna vetrata.

La sequenza dedicata alla Madonna e al Cristo avrebbe avuto inizio dalla parte sinistra dell’abside  con la vetrata de “L’Annunciazione”,  per continuare nel transetto con “La Visitazione”, “La Natività” e  “La presentazione al Tempio”.

Sulla parte sinistra della navata centrale si sarebbero collocate “Gesù tra i Dottori”, “Gesù nell’orto degli ulivi” e “La Flagellazione”, mentre sulla facciata, al centro, immensa e drammatica, sarebbe andata la rappresentazione del “Cristo coronato di spine”. Sul lato destro della navata ancora momenti della Passione con il “Cristo caricato della Croce”, “La Crocifissione” e “La Resurrezione”. “L’Ascensione”, “La Pentecoste” e “L’Assunzione della Vergine” sul braccio destro del transetto, “L’incoronazione della Vergine”, nell’abside, avrebbero chiuso la sequenza.

Considerato il notevole impegno finanziario richiesto, l’opera sarebbe stata compiuta gradualmente.

Pertanto, nell’immediato, la commissione a Cambellotti riguardò la progettazione e l’esecuzione delle tre vetrate da collocare sulla facciata della chiesa e sui lati opposti del transetto.

L’artista presentò i bozzetti delle tre vetrate che approvati, consentirono lo sviluppo dei cartoni e l’avvio del lavoro presso le “officine Giuliani”, a Roma.

Contestualmente, però, Cambellotti si dedicò alle restanti dodici vetrate, per le quali produsse bozzetti esecutivi nel doppio rapporto di 1:10 e 1:5. Ciò perché l’opera avesse nel suo complesso, i caratteri dell’assoluta omogeneità compositiva e cromatica e perché fosse l’esito della stessa emozione.

Lavoro enorme e appassionato, se si tiene conto del corpus di appunti, studi e disegni preparatori dei bozzetti.

Le vetrate furono consegnate nella primavera del 1956, presentate insieme ai bozzetti esecutivi delle restanti dodici in una suggestiva mostra allestita sull’emiciclo dell’auditorium della Camera di Commercio, quindi poste in opera e inaugurate il 2 giugno.

Di vetrate si riparlò oltre un anno dopo, quando si prese in considerazione la possibilità di realizzare le due da collocare nell’abside o, compatibilmente con le risorse finanziarie, le quattro a completamento dei due segmenti del transetto.

Nessuna delle due ipotesi fu però mai formalizzata. Le insufficienti disponibilità finanziarie della chiesa, la tiepida accoglienza riservata alle opere dalla comunità parrocchiale chiamata a sostenere il progetto, ma per la quale forse non era immediata la “lettura” della vetrata, di per sé mezzo espressivo complesso, e dello stesso linguaggio cambellottiano, seppure semplificato, come dimostrano alcuni bozzetti esecutivi in rapporto all’impeto  dei primi disegni, insieme all’adombrato sospetto di una notevole diminuzione delle condizioni di luce all’interno della chiesa, a seguito della collocazione di tutte le vetrate, sono certamente i motivi che impedirono la realizzazione di un progetto ambizioso e di sicuro prestigio.

I tentativi di riprendere l’opera seguiti di poco alla scomparsa dell’artista avvenuta nel 1960 non trovarono accoglimento da parte della famiglia dello stesso, da una parte delusa per un impegno al quale la committenza aveva fatto mancare adeguate risposte, dall’altra parte consapevole che i bozzetti esecutivi delle vetrate, seppure sostenuti dall’esperienza e dalla perizia delle “officine Giuliani”, non avrebbero garantito al lavoro un esito pienamente rispondente agli intendimenti di Duilio Cambellotti

L’opera rimase incompiuta: una perdita per il patrimonio artistico della chiesa, una perdita per la città di Ragusa.

Arturo Di Natale

Estratto dal libro “ La chiesa dell’Ecce Homo a Ragusa: tra storia e tradizione”

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In cammino per la missione … si riparte!

Domenica 20 ottobre 2013 –

Ieri, noi ragazzi del percorso missionario ci siamo rivisti per il primo degli otto incontri previsti per l’anno 2013-14.

Ci sono state delle nuove iscrizioni e questo è sempre positivo perché ci da quella spinta in più e ci motiva ad andare avanti e a migliorare sempre di più il nostro percorso.

Si è cominciato con la presentazione del gruppo, spiegato cosa intendiamo fare e cosa ci si aspetta e ci aspettiamo. Poi attraverso una dinamica un po’ particolare, il lancio di un gomitolo di lana contenente i colori dei continenti: rosso, verde, bianco, giallo e blu, si è creata una sorta di gigantesca ragnatela, i cui vertici erano tenuti da tutti i partecipanti che a loro volta si presentavano e attraverso i loro racconti ci regalavano parte dei loro progetti e dei loro sogni.

L’incontro si è animato molto attraverso le testimonianze di P. Andrea e di Andrea. Il primo ci ha parlato della comunità a cui appartiene, di quanto sia difficile essere un sacerdote in certe realtà e di quante problematiche ci sono nell’essere missionario. A parte questo però sia egli che l’altro ragazzo ci hanno fatto emozionare e forse desiderare di essere nei luoghi dove loro sono stati, in particolare l’India e il Burundi, raccontandoci dei progetti che sono stati messi in cantiere e realizzati, anche se quello che ci ha colpiti maggiormente sono stati gli occhi di quei popoli immortalati nelle foto e le parole di Andrea: “loro Amano… incondizionatamente… gioiscono con poco… si impara che l’AMORE, NEI GESTI, NEI SORRISI, NELLE CAREZZE… é l’UNICO LINGUAGGIO che bisogna coltivare… custodire… imparare… usare…”.

Si è proseguito inoltre con un’altra dinamica che consentiva nello svuotarsi di tutte quelle zavorre che ci portiamo dietro e che spesso ci prendono così tanto della nostra vita da non lasciarci vedere nulla e né ci permettono di avere lo spazio per acquisire e assimilare altro. Il parallelismo è avvenuto tramite un grosso zaino, quello che comunemente usano i pellegrini odierni, che simboleggiava il nostro cuore e la nostra anima, e i ciottoli su cui i partecipanti avevano scritto che cosa li opprimeva e non li rendeva liberi.

Dopo un brevissimo break, l’incontro si è concluso nella piccola cappella allestita con le stoffe dei 5 colori dei continenti, le candele e ai piedi dell’altare lo zaino che si era svuotato e una cesta contenente i ciottoli, come offerta e impegno per il nostro cammino. 1377308_10201385153583558_1920058013_n 1379493_10201692640191074_1990434902_n 1391928_10201692631550858_786839663_n


Il Parlamento Europeo premia una suora italiana

Suor Eugenia Bonetti si batte da sempre contro la tratta delle africane. “La nostra missione? Combattere la schiavitù”

DAVIDE DEMICHELIS

“Le religiose sono state tra le prime in Italia a leggere il fenomeno della tratta delle donne per lo sfruttamento sessuale ed hanno cercato di dare risposte concrete, offrendo ospitalità nelle loro case e proponendo cammini di integrazione nella nostra società”. E’ con queste parole che suor Eugenia Bonetti ha commentato il Premio Cittadino Europeo, che le è stato consegnato il 17 ottobre a Bruxelles.

Oggi, in Italia, 250 suore di 80 diverse congregazioni danno assistenza alle donne costrette a lavorare sulla strada. In dieci anni hanno accolto e recuperato circa seimila vittime della tratta di schiave. Il premio, promosso dal Parlamento Europeo, dà un nuovo slancio all’impegno umanitario delle religiose: “Grazie a questo importante riconoscimento, possiamo ancora una volta far emergere la piaga della tratta di persone e trovare strategie nuove per rispondere positivamente a questa schiavitù del nostro secolo”.

Suor Eugenia Bonetti, missionaria della Consolata, è vissuta per 24 anni in Kenya. Poi, tornata in Italia, ha deciso di impegnarsi a fianco delle migliaia di africane portate in Italia e costrette a prostituirsi. Dal 1993 ha iniziato questa attività a Torino, poi a Roma e quindi in tutta Italia, attraverso l’associazione “Slaves no more” e coordinando l’Ufficio “Tratta donne e minori” dell’Usmi (l’Unione delle Superiore Maggiori d’Italia, che riunisce gli istituti religiosi femminili). Per questo suo impegno, è stata anche nominata Commendatore della Repubblica dal presidente Ciampi ed ha ricevuto due onorificenze dal Dipartimento di Stato americano.

Dal 2003, cinque religiose di diverse nazionalità visitano tutti i sabati il Centro di permanenza temporanea di Ponte Galeria, a Roma, dove vengono trattenuti gli immigrati in attesa di identificazione o espulsione, fino a 18 mesi. Le suore si occupano soprattutto delle donne, in gran parte nigeriane, spesso costrette a prostituirsi, trovate sulle strade senza documenti.

Suor Eugenia Bonetti ha testimoniato il suo impegno anche a Papa Francesco. La religiosa si è sentita molto appoggiata dalle recenti prese di posizione del Pontefice in favore della accoglienza degli immigrati: “Per me è stato molto forte e toccante il messaggio rivolto a tutta la Chiesa, affinché l’accoglienza del povero e la promozione della giustizia non vengano affidate solo agli “specialisti”, ma impregnino tutta la pastorale, la formazione dei futuri sacerdoti e religiosi, l’impegno delle parrocchie, dei movimenti e degli istituti religiosi”


Fraternità e traffico umano

Campagna della fraternità 2014 sarà contro il traffico umano

 Fratel Xavier Plassat& Francisco Alan Santos Lima

CPT, Campagna «Occhio aperto per non ridiventare schiavo »

 IL CONSIGLIO (Consiglio Episcopale Pastorale del CNBB)  ha approvato il Tema  della Campagna della Fraternità 2014 :

“Fraternità e traffico umano”.

La scelta è stata fatta il 20 giugno 2012

 Il tema è stato  proposto dai Gruppi di Lavoro  sulla riflessione del Traffico delle Persone e della Lotta al Lavoro Schiavo,  dalla CNBB,  gruppi che  sviluppano  entità collegate alSettore Pastorale della Mobilità Umana (come il Servizio Pastorale del Migrante  o dalla Rete “Un Grido  Per la Vita” della Conferenza dei Religiosi del Brasile) e dellaPastorale Sociale(come la Commissione Pastorale della Terra).

Alla fine del 2011 i due gruppi si sono fusi in uno solo, rivelando così il manifesto pensiero che le due Realtà sono distinte ,  ma inseparabili.

Dal 2010 i loro componenti hanno suggerito alla CNBB che una   prossima Campagna della Fraternità fosse  rivolta a questa tematica,  che è sempre più presente  nel mondo globalizzato.

In appoggio alla domanda, sono state fatte riunioni di sensibilizzazione, laboratori di attività e furono  raccolte migliaia di  firme.

Con le sue reti nazionali ed internazionali il traffico è alla base della maggior parte delle situazioni di schiavizzazione moderna.

Lo studio divulgato dalla Organizzazione Internazionale del Lavoro ai primi di giugno 2012, propone una stima globale del numero di vittime del “traffico umano”:concetto questo che include il traffico per lavoro forzato eil traffico per lo sfruttamento della sessualità,:

Tenuto conto che  si tratta di  un crimine praticato nella clandestinità,  la Organizzazione  stima  il loro numero  in 20,9 milioni,  di cui 1,8 milioni solamente nei paesi dell’America Latina e del Carabi, con  una prevalenza  di 3,1  per mille, questo continente è in testa  alla media globale.

Sul totale mondiale il traffico  per il lavoro rappresenta il 78% (di cui14,2 milioni da parte della economia privata e 2,2 milioni da parte dello Stato) e per lo sfruttamento sessuale22 % (4,5 milioni , di cui  il 74% sono adulti e il 26% bambini; il 55% sono donne , il 45% uomini.  Nel 44% dei casi  questo sfruttamento avviene nel corso di una emigrazione,sono  ben differenziate:

19% nel Paese,e 74% fuori

Ben conosciuto nel campo brasiliano questa forma di sfruttamento , sotto la figura  del “.gatto”, il così detto adescamento è un meccanismo che troviamo in tutte le latitudini, e le sue vittime sono generalmente persone affette da una o varie caratteristiche di vulnerabilità, di cui approfittano i trafficanti.

Oggetto di ricerca da parte di due Comissioni Parlamentari di Inchiesta nel Congresso Federale, il tema del  Traffico Umano  non potrebbe essere abordato in un tempo più opportuno, tenendo conto della prospettiva di realizzazione, in Brasile, di grandissimi eventi come la Coppa del Mondo 2014  o le Olimpiadi 2016, che certamente attireranno miliardi di visitatori;   prospettiva che ravviva la preoccupazione della possibile recrudescenza delle pratiche criminali ricorrenti nel paese.

Il rastrellamento per il lavoro schiavizzato è già una  realtà consumata da nord a sud, e si accompagna alla realizzazione di grandi progetti (come dighe,linee, ferrovie e altre opere della Pac)  e all’espansione delle monoculture del commercio agricolo (soia, canna da zucchero, eucalipto) e al continuo avanzamento dell’allevamento del bestiame  a scapito della foresta. E’ questa una realtà che non tocca solo la campagna, ma anche  la città : boliviani e peruviani trafficati nel Brasile sono attivi in laboratori clandestini, a servizio anche di firme famose.

 

L’UNODOC (Ufficio dell’Onu per le droghe e i Crimini) stima in 140 milioni il numero delle persone, (specialmente donne), trafficate e sfruttate sessualmente nei Paesi Europei. Tra queste 13% sono sud-americane La Spagna  è una delle principali destinazioni, seguita da Italia, Portogallo, Francia, Olanda, Germania,Austria , Svizzera. Nel Brasile un’indagine ha identificato 241 reti di traffico per sfruttamento sessuale

Secondo IMO (Organizzazione  Mondiale per i Migranti) il traffico delle persone e il contrabbando dei migranti sta crescendo nell’America Latina  in funzione del bum della domanda e della tendenza ad importare lavoro a basso costo in condizioni precarie.

Tra il 2003 e oggi, la CPT ha identificato in Brasile circa 250 casi di lavoro in schiavitù e ogni anno e le équipes di fiscalizzazione del Ministero del Lavoro hanno già riscattato più di 38.000 lavoratori, principalmente nell’ agricoltura:per la falciatura dei pascoli , nella produzione di carbone vegetale o in grandi aziende agricole.  Nel 2011 c’è  stata l’emancipazione, in tutte le regioni del Paese, per un totale di  2501 persone , di cui 613 erano impiegate in attività non agricole.

Nonostante le denunce che venivano fatte dalla Chiesa fin dall’inizio del 1970 e dalla mobilitazione di ampi settori della società,il potere pubblico brasiliano ha assunto tardivamente la responsabilità di porre un freno alle varie forme di traffico umano:con ilGruppo di fiscalizzazione mobile  nel 1995,col Piano nazionale  per lo sradicamento del lavoro in schiavitù 1° e 2° (2003 e 2008) , Politica e Piano nazionale di freno al traffico di persone (2006 e 2008).

Per la grande mobilitazione sociale e per gli strumenti originali adottati per combattere questo crimine,

(Fiscalizzazione mobile,nucleo per fronteggiare le varie forme di traffico delle persone,lista nera, patto corporativo e recentemente confisca  della proprietà), il Brasile  è arrivato ad essere considerato come punto di riferimento nella lotta per  la dignità e la libertà. Ma d’altra parte pur  considerando l’enorme potenziale  richiesto per ridurre questa piaga , la sua permanenza  costituisce uno scandalo per un cittadino e per un cristiano.

Sradicare la piaga del traffico umano richiede  molto più che liberare le sue vittime immediate; implica  sradicare le radici ed eliminare  i meccanismi che rendono possibile  la sua riproduzione:la vulnerabilità dell’estrema povertà, l’avidità degli agenti economici senza scrupolo, la permanenza della disuguaglianza di generi alimentari,l’impunità “timbrata”  in strutture apportatrici di morte.

Se un fratello è reso schiavo, una sorella è  resa schiava è la nostra  filiazione divina che viene negata. E’ la fratellanza che viene abolita.

Magari la Campagna  della Fraternità 2014 potesse mettere d’accordo  comunità e autorità del nostro Paese per una vigilanza raddoppiata  e dinamizzare lo sforzo collettivo per sradicare lo sciagurato traffico umano in mezzo a noi!


30 MILIONI DI SCHIAVI MODERNI

INTERNAZIONALE

Circa 30 milioni di persone nel mondo vivono in condizioni di schiavitù: lo denuncia il Global Slavery Index, uno studio condotto in 162 paesi compilato dall’organizzazione australiana Walk Free Foundation (Wff) e che comprende tra le altre la pratica dei matrimoni forzati e il traffico di esseri umani.

Con 14 milioni di schiavi, è l’India a guidare la lista stilata dal Wff, anche se in assoluto – con il 4% della sua popolazione privata della libertà individuale – è la Mauritania che detiene ancora oggi il triste primato di paese con la più alta concentrazione di vittime al mondo.

“Molti governi non apprezzeranno quello che abbiamo scritto su questo rapporto” ha detto il presidente dell’organizzazione Nick Gromo, “ma la nostra speranza è che si rendano contro che il problema va affrontato e noi possiamo aiutarli”.

India, Cina, Pakistan, Nigeria Etiopia, Russia, Thailandia, Repubblica Democratica del Congo, Myanmar e Bangladesh sono tra i più interessati dal fenomeno e insieme raccolgono sul loro territorio circa il 76% degli schiavi moderni.

Gli autori dello studio hanno smentito inoltre che le pratiche di riduzione in schiavitù siano collegate al tasso di povertà, sottolineando che tra le cause principali c’è la corruzione e l’impunità dei gruppi criminali che lucrano dalla tratta degli esseri umani.

Pur con percentuali minori neanche l’Europa è ‘libera dalla schiavitù’ secondo il rapporto, che rivela come il continente ospiti al suo interno alcune ‘centrali’ del traffico e della tratta di esseri umani.

Secondo uno studio della Commissione per la criminalità organizzata, corruzione e riciclaggio di denaro in Europa (Crim) sono almeno 800.000 le persone residenti in paesi europei “in condizioni di schiavitù” e 270.000 quelle sfruttate sessualmente.

– La Conferenza Episcopale Brasiliana ,CNBB organizza la Campagna di fraternità 2014 sul tema Fraternidade e Trafico Humano in coincidenza con la Coppa del Mondo Brasile 2014. Il tema è stato  proposto dai Gruppi di Lavoro  sulla riflessione del Traffico delle Persone e della Lotta al Lavoro Schiavo,  dalla CNBB,  gruppi che  sviluppano  entità collegate al Settore Pastorale della Mobilità Umana (come il Servizio Pastorale del Migrante  o dalla Rete “Un Grido  Per la Vita” della Conferenza dei Religiosi del Brasile) e dellaPastorale Sociale(come la Commissione Pastorale della Terra).

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messaggio inviato da papa Francesco al Direttore Generale della F.A.O. Signor José Graziano da Silva

Citta’ del Vaticano, 16 Ottobre 2013 (Zenit.org) | 79 hits

Riportiamo in traduzione italiana il testo del messaggio inviato da papa Francesco al Direttore Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (F.A.O.), Signor José Graziano da Silva, in occasione della Giornata mondiale dell’Alimentazione, che quest’anno ha per tema: “Sistemi alimentari sostenibili per la sicurezza alimentare e la nutrizione”.

***

Al Signor José Graziano da Silva
Direttore Generale della FAO

1. La Giornata Mondiale dell’Alimentazione ci pone davanti ad una delle sfide più serie per l’umanità: quella della tragica condizione nella quale vivono ancora milioni di affamati e malnutriti, tra i quali moltissimi bambini. Essa assume ancor maggiore gravità in un tempo come il nostro, caratterizzato da un progresso senza precedenti nei vari campi della scienza e da una crescente possibilità di comunicazione.

E’ uno scandalo che ci sia ancora fame e malnutrizione nel mondo! Non si tratta solo di rispondere ad emergenze immediate, ma di affrontare insieme, a tutti i livelli, un problema che interpella la nostra coscienza personale e sociale, per giungere ad una soluzione giusta e duratura. Nessuno sia costretto a lasciare la propria terra e il proprio ambiente culturale per la mancanza dei mezzi essenziali di sussistenza! Paradossalmente, in un’epoca in cui la globalizzazione permette di conoscere le situazioni di bisogno nel mondo e di moltiplicare gli scambi e i rapporti umani, sembra crescere la tendenza all’individualismo e alla chiusura in se stessi, che porta ad un certo atteggiamento di indifferenza – a livello personale, di Istituzioni e di Stati – verso chi muore per fame o soffre per denutrizione, quasi fosse un fatto ineluttabile. Ma fame e denutrizione non possono mai essere considerati un fatto normale al quale abituarsi, quasi si trattasse di parte del sistema. Qualcosa deve cambiare in noi stessi, nella nostra mentalità, nelle nostre società. Che cosa possiamo fare? Penso che un passo importante sia abbattere con decisione le barriere dell’individualismo, della chiusura in se stessi, della schiavitù del profitto a tutti i costi e questo non solo nelle dinamiche delle relazioni umane, ma anche nelle dinamiche economico-finanziarie globali. Penso sia necessario oggi più che mai educarci alla solidarietà, riscoprire il valore e il significato di questa parola così scomoda e messa molto spesso in disparte e fare che diventi atteggiamento di fondo nelle scelte a livello politico, economico e finanziario, nei rapporti tra le persone, tra i popoli e tra le nazioni. Solo se si è solidali in modo concreto, superando visioni egoistiche e interessi di parte, anche l’obiettivo di eliminare le forme di indigenza determinate dalla mancanza di cibo potrà finalmente essere raggiunto. Solidarietà che non si riduce alle diverse forme di assistenza, ma che opera per assicurare che un sempre maggior numero di persone possano essere economicamente indipendenti. Tanti passi sono stati fatti, in diversi Paesi, ma siamo ancora lontani da un mondo in cui ognuno possa vivere in modo dignitoso.

2. Il tema scelto dalla FAO per la celebrazione di quest’anno parla di: “Sistemas alimentarios sostenibles para la seguridad alimentaria y la nutrición”. Mi pare di leggervi un invito a ripensare e rinnovare i nostri sistemi alimentari, in una prospettiva solidale, superando la logica dello sfruttamento selvaggio del creato ed orientando meglio il nostro impegno di coltivare e custodire l’ambiente e le sue risorse per garantire la sicurezza alimentare e per camminare verso una nutrizione sufficiente e sana per tutti. Questo comporta un serio interrogativo sulla necessità di modificare concretamente i nostri stili di vita, compresi quelli alimentari, che, in tante area del pianeta, sono segnati da consumismo, spreco e sperpero di alimenti. I dati forniti in merito dalla FAO indicano che circa un terzo della produzione alimentare mondiale è indisponibile a causa di perdite e di sprechi sempre più ampi. Basterebbe eliminarli per ridurre in modo drastico il numero degli affamati. I nostri genitori ci educavano al valore di quello che riceviamo e che abbiamo, considerato come dono prezioso di Dio.

Ma lo spreco di alimenti non è che uno dei frutti di quella “cultura dello scarto” che spesso porta a sacrificare uomini e donne agli idoli del profitto e del consumo; un triste segnale di quella “globalizzazione dell’indifferenza”, che ci fa lentamente “abituare” alla sofferenza dell’altro, quasi fosse normale. La sfida della fame e della malnutrizione non ha solo una dimensione economica o scientifica, che riguarda gli aspetti quantitativi e qualitativi della filiera alimentare, ma ha anche e soprattutto una dimensione etica ed antropologica. Educarci alla solidarietà significa allora educarci all’umanità: edificare una società che sia veramente umana vuol dire mettere al centro, sempre, la persona e la sua dignità, e mai svenderla alla logica del profitto. L’essere umano e la sua dignità sono «pilastri su cui costruire regole condivise e strutture che, superando il pragmatismo o il solo dato tecnico, siano in grado di eliminare le divisioni e colmare i divari esistenti» ” (Cfr. Discorso ai partecipanti della 38a sessione della FAO, 20 giugno 2013).

3. E’ ormai alle porte l’Anno internazionale che, per iniziativa della FAO, sarà dedicato alla famiglia rurale. Questo fatto mi offre l’opportunità di proporre un terzo elemento di riflessione: l’educazione alla solidarietà e ad uno stile di vita che superi la “cultura dello scarto” e metta realmente al centro ogni persona e la sua dignità, parte dalla famiglia. Da questa, che è la prima comunità educativa, si impara ad avere cura dell’altro, del bene dell’altro, ad amare l’armonia della creazione e a godere e condividere i suoi frutti, favorendo un consumo razionale, equilibrato e sostenibile. Sostenere e tutelare la famiglia affinché educhi alla solidarietà e al rispetto, è un passo decisivo per camminare verso una società più equa e umana.

La Chiesa cattolica percorre con voi queste strade, consapevole che la carità, l’amore è l’anima della sua missione. Che l’odierna celebrazione non sia una semplice ricorrenza annuale, ma una vera occasione per provocare noi stessi e le istituzioni ad operare secondo una cultura dell’incontro e della solidarietà, per dare risposte adeguate al problema della fame e della malnutrizione e alle altre problematiche che riguardano la dignità di ogni essere umano.

Nel formulare, Signor Direttore Generale, il mio cordiale augurio perché l’opera della FAO sia sempre più efficace, invoco su di Lei e su quanti collaborano a questa fondamentale missione la Benedizione di Dio Onnipotente.

Dal Vaticano, 16 ottobre 2013

FRANCESCO

(16 Ottobre 2013) © Innovative Media Inc.


Giornata Mondiale dell’Alimentazione 2013 — messaggio del Direttore Generale della FAO

Publicado em 14/10/2013

Il messaggio della Giornata mondiale dell’alimentazione di quest’anno è La salute dell’uomo dipende da sistemi alimentari sani. I sistemi alimentari sostenibili sono uno degli elementi chiave per sconfiggere la fame. Nel suo messaggio in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione 2013, il Direttore Generale della FAO José Graziano da Silva ha sottolineato l’importanza di garantire sempre l’accesso al cibo e di eliminare gli sprechi alimentari ed il rachitismo nei bambini raddoppiando la produzione e i ricavi dei piccoli contadini.