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Catechisti: al via il Congresso internazionale. Interviste con mons. Ruiz Arenas e don Guido Benzi

Sono 1600 i catechisti, gli operatori pastorali, i docenti e gli esperti di diverse realtà formative giunti in Vaticano per il Congresso internazionale di catechesi, organizzato nell’Aula Paolo VI dal 26 al 28 settembre. Intitolato “Il catechista, testimone della fede”, l’evento – nell’ambito degli appuntamenti per l’Anno della Fede – punta ad offrire una riflessione sulla prima parte del Catechismo della Chiesa Cattolica. È rivolto, tra l’altro, ai presidenti delle Commissioni delle Conferenze episcopali che si occupano di catechesi ed evangelizzazione, ai responsabili degli Uffici catechistici e, soprattutto, ai catechisti stessi. Momento peculiare dei partecipanti sarà quello di questo venerdì pomeriggio, sempre in Aula Paolo VI, con la catechesi offerta da Papa Francesco. Domenica la Santa Messa in Piazza San Pietro in occasione della Giornata dei catechisti. Ad aprire i lavori del Congresso sarà mons. Octavio Ruiz Arenas, segretario del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione. Giada Aquilino lo ha intervistato:RealAudioMP3 

R. – Il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione – che ha ricevuto da Papa Benedetto XVI l’incarico di seguire la catechesi – ha voluto, all’interno dell’Anno della Fede, organizzare un Congresso internazionale di catechesi con lo scopo di rinnovare e rilanciare quel desiderio di conoscere meglio il Catechismo della Chiesa cattolica. Questo Congresso vuole così approfondire soprattutto ciò che si trova nella prima parte: tutto il mistero della rivelazione di Dio, l’offerta della verità che ci dona il Signore per la salvezza e la nostra risposta. C’è anche la necessità di trasmettere la fede con “fedeltà”.

D. – Uno dei temi, quindi, sarà Dio che cerca l’uomo e si rivela…

R. – Perché Dio cerca l’uomo in ogni momento e rivela il suo Mistero; un mistero di amore, misericordia e salvezza. La Chiesa ha il compito di trasmettere questo messaggio per aiutare tutti gli uomini a raggiungere la salvezza.

D. – Oggi i catechisti operativi nel mondo sono oltre tre milioni. Qual è la loro realtà?

R. – La Chiesa ha sempre stimato profondamente i catechisti, che possiamo considerare i principali collaboratori dei sacerdoti nella trasmissione della fede. Anzi, moltissimi catechisti sono riusciti a conservare la fede viva della Chiesa in tante circostanze, ad esempio le persecuzioni, o per la mancanza di sacerdoti e religiosi. Quindi, i catechisti oggi devono essere incoraggiati, perché compiono veramente un lavoro enorme e di grandissima importanza nella Chiesa. Hanno bisogno di una seria preparazione e questo è uno degli scopi del Congresso: far comprendere che i catechisti devono ricevere una formazione, non soltanto dal punto di vista contenutistico ma soprattutto affinché possano avere una vita che sia testimonianza viva di quella verità che vogliono trasmettere.

D. – La riflessione si soffermerà anche sulla formazione degli adulti?

R. – Certo. La formazione degli adulti è una realtà oggi molto necessaria nella Chiesa. Molte volte la gente immagina che la catechesi sia una realtà ristretta ai bambini ed agli adolescenti, o a una preparazione per ricevere i Sacramenti di iniziazione cristiana. Oggi, invece, vediamo che è necessaria una catechesi permanente che possa coinvolgere la famiglia e che sia veramente un accompagnamento nella fede sia dei bambini e degli adolescenti, ma soprattutto degli adulti, perché anche loro possano essere veri testimoni della fede cristiana.

D. – Oggi quali sono i problemi maggiori da affrontare?

R. – Da una parte dobbiamo aver presente la grande sfida che abbiamo con la secolarizzazione: processo che sta piano piano coinvolgendo tutto il mondo, anche e soprattutto il mondo occidentale. Pertanto, dobbiamo guardare a quali sono le circostanze per cui oggi la gente non crede, perché il messaggio del Vangelo non arriva al loro cuore. In tal senso, dobbiamo cercare di adattare il nostro messaggio – quello di conoscere le varie situazioni che la gente si trova a vivere – per poter presentare il Vangelo con tutta la sua freschezza, la sua novità in modo da svegliare quel desiderio di incontrare Gesù, di conoscerlo per poterlo amare e seguire.

Tra le realtà rappresentate al Congresso, anche quella degli oltre 250 mila catechisti italiani. Sulle urgenze dell’attuale momento storico, Giada Aquilino ha intervistato don Guido Benzi, direttore dell’Ufficio catechistico nazionale della Conferenza episcopale italiana, che partecipa ai lavori in Aula Paolo VI:RealAudioMP3 

R. – Ci sono due tipi di necessità. La prima riguarda la comunità cristiana, la parrocchia, cioè aiutare i catechisti – e quindi tutta la parrocchia – a pensare che l’opera di educazione della fede non è qualcosa da delegare a specialisti, ma riguarda tutta la vita della comunità. Quindi, il catechista, che poi svolge un servizio con i giovani, con le nuove generazioni, ma anche con gli adulti, non è solo: tutta la comunità educa e quindi il catechista è quella persona che “sintetizza” quest’opera della comunità. La seconda necessità è la formazione, che per quanto riguarda l’Italia è molto presente: in ogni diocesi ogni anno si svolgono i congressi dei catechisti, si organizzano le scuole per catechisti. Però bisognerebbe passare da una formazione episodica ad una formazione permanente. Questo significa anche dedicare risorse alla catechesi.

D. – Quali sono i problemi che i catechisti, parlando con la gente, con i fedeli, rilevano?

R. – Far cogliere come la fede, la conoscenza della dottrina cristiana e l’iniziazione all’esperienza della vita cristiana non siano qualcosa di accessorio ma di fondamentale per la persona. La sfida invece più ecclesiale è quella di far comprendere come la formazione permanente alla vita di fede, la dimensione missionaria, si mantiene nella misura in cui la comunità cristiana fa formazione per se stessa. Credo che queste siano le due sfide fondamentali che poi fanno da aggancio a tutte le altre sfide quotidiane, che sono: far capire alle famiglie l’importanza della frequenza del ragazzino nel gruppo, aiutare i bambini – soprattutto quelli che magari hanno alle spalle situazioni familiari non regolari – ad entrare nella dinamica del rapporto tra fede e vita e far vedere che la fede ha sempre una dimensione referenziale vitale.

D. – I catechisti sono anche catechiste, cioè hanno un volto femminile. Quanto è importante?

R. – In Italia il numero delle catechiste è decisamente superiore rispetto a quello dei catechisti. Ciò non significa che non ci siano anche uomini ad occuparsi di tale servizio. D’altra parte questo ci deve far pensare. Credo che quella rinnovata riflessione che il Papa chiede alla Chiesa sulla presenza della donna all’interno della comunità cristiana parta proprio da qui: far vedere come sia veramente una presenza necessaria e benedetta.

Testo proveniente dalla pagina http://it.radiovaticana.va/news/2013/09/26/catechisti:_al_via_il_congresso_internazionale._con_noi_mons._ruiz/it1-731937
del sito Radio Vaticana

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