Ecce Homo – Ragusa

pe. giovanni, fidei donum

Parrocchia missionaria. Comunione e corresponsabilità missionaria – 3

Come lil volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia può tornare a brillare ?

Confrontiamoci con la terza parte del Piano Pastorale 2013-2014.

Accogliamo l’invito del vescovo a prendere coscienza della necessità di un nuovo slancio “missionario”.

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3 parte – Anno pastorale 2013-2014 – Educhiamoci alla corresponsabilità. Riflessioni e appuntamenti per camminare insieme

Necessità di un nuovo slancio

 Durante il pranzo del 30 ottobre 1987, Giovanni Paolo II fece una confidenza ai Padri che avevano partecipato alla 7ª assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi (1-30 ottobre 1987) sul tema «La vocazione e la missione dei laici nella Chiesa e nel mondo». Disse di aver ricevuto una “lettera interessante” di un laico che si chiedeva: Cosa aspettiamo noi? Noi aspettiamo una visione teologica del laico, del fedele laico. E il Papa commentò: «una dottrina sul laico, sul laicato, l’abbiamo e molto ricca, e la troviamo nel magistero del Concilio Vaticano II: è veramente molto ricca, molto profonda, molto completa. Naturalmente rimane sempre la possibilità di svilupparla, di approfondirla, di fare di quella dottrina magistrale una teologia. Ma io penso che il Sinodo ci ha dimostrato anche che il problema non è quello della teologia. Quello che ora ci sta davanti, che ci preoccupa, che ci spinge, che ci lancia una sfida, è come fare di questa splendida teoria sul laicato un’autentica prassi ecclesiale»[1].

Da quel discorso sono trascorsi quasi ventisei anni, e noi ci chiediamo: la splendida teoria sul laicato è patrimonio condiviso nelle nostre comunità? È diventata autentica prassi ecclesiale? Caratterizza il nostro stile pastorale?

Le domande sono pertinenti, attuali e positivamente provocatorie, se nel messaggio del 10 agosto 2012 inviato ai partecipanti alla VI assemblea ordinaria del Forum internazionale dell’Azione cattolica[2], papa Benedetto affermò che il tema dell’assemblea[3] era «di grande rilevanza per il laicato» e, ripetendo quanto aveva già detto nel discorso di apertura del convegno pastorale della diocesi di Roma il 26 maggio 2009, disse: «La corresponsabilità esige un cambiamento di mentalità riguardante, in particolare, il ruolo dei laici nella Chiesa, che vanno considerati non come “collaboratori” del clero, ma come persone realmente “corresponsabili” dell’essere e dell’agire della Chiesa»[4].

Penso ad una pagina di don Primo Mazzolari[5], che lessi nel 1964 e che ancora oggi ricordo, sulla presenza dei laici nelle parrocchie. Occorre tenere presente lo stile di Mazzolari e il tempo in cui il testo fu scritto (1957). «Per essere nella Chiesa, il laico non ha bisogno di farsi chierico… Il parroco deve guardarsi dal fabbricare brutte

o belle copie del prete, quando l’originalità è una delle condizioni perché la parrocchia sia viva e vitale. Egli deve aver fiducia nei laici, non pretendere di manovrarli quasi fossero dei fanciulli… [Il parroco deve evitare di chiudersi] in quell’imman-cabile corte di gente corta, che ingombra ogni parrocchia e fa cerchio intorno al parroco… Occorre salvare la parrocchia dalla cinta che i piccoli fedeli le alzano allegramente intorno, e che molti parroci, scambiandola per un argine, accettano riconoscenti… Un grave pericolo è la clericalizzazione del laicato cattolico, cioè la sostituzione della mentalità propria del sacerdote a quella del laico, creando un duplicato d’assai scarso rendimento. Il laico deve agire con la sua testa, e con quel metodo che diventa fecondo perché legge e interpreta il bisogno religioso del proprio ambiente… In qualche parrocchia, sono proprio gli elementi meno vivi, meno intelligenti, meno simpatici, che vengono scelti a collaboratori, purché docili e maneggevoli… In troppe parrocchie si ha paura dell’intelligenza, la quale vede con occhi propri, pensa con la propria testa, e parla il suo linguaggio. I parrocchiani che dicono sempre di sì, che sono sempre disposti ad applaudire, a festeggiare e a… mormorare, non sono, a lungo andare, né simpatici, né utili, né obbedienti. Il figlio che nella parabola dice di no e poi va, è molto più obbediente del figlio che dice subito di sì e poi non va»[6].

Devono farci riflettere le osservazioni di Luigi Alici[7]: «siamo entrati in una fase di grave, diffusa afasia dei laici battezzati: impegnati generosamente, con una dedizione ammirevole, nella catechesi, nei servizi liturgici, nella cura delle strutture ecclesiastiche, ma spesso introvabili nelle frontiere più esposte della competenza professionale, del dibattito culturale, della promozione del bene comune, dove pure potrebbero dare il meglio di sé… C’è qualcosa di strano in una comunità cristiana in cui i laici sono invitati in sagrestia, mentre preti e vescovi intervengono continuamente su questioni di economia, diritto, sociologia, politica internazionale»[8].

In realtà è da tempo che nella Chiesa italiana si parla di crisi degli organismi di partecipazione.

Al Convegno ecclesiale nazionale di Loreto, nel 1985, si sottolineò la «fatica che si fa da parte di tutti a farli nascere, vivere e operare correttamente»[9]. E nella Nota pastorale dopo il convegno di Loreto, i vescovi italiani invitarono la comunità cristiana a «ridare slancio e consistenza alle strutture di partecipazione… chiamandovi a far parte attiva tutte le componenti del popolo di Dio» e aggiunsero: «Anche nelle realtà pastoralmente più povere va introdotto questo criterio innovativo, che dà senso alla corresponsabilità e rispetta il ministero e i doni di ciascuno. È lo stile comunionale che impegna ad esaminare e ad affrontare insieme i vari problemi»[10].

Dopo vent’anni, nella lettera ai fedeli laici del 2005, la Commissione episcopale per il laicato osservava: «non sempre l’auspicata corresponsabilità ha avuto adeguata realizzazione e non mancano segnali contraddittori… Sembra di notare, in particolare, una diminuita passione per l’animazione cristiana del mondo del lavoro e delle professioni, della politica e della cultura, ecc. Vi è in alcuni casi anche un impoverimento di servizio pastorale all’interno della comunità ecclesiale… A volte, può essere che il laico nella Chiesa si senta ancora poco valorizzato, poco ascoltato o compreso. Oppure, all’opposto, può sembrare che anche la ripetuta convocazione dei fedeli laici da parte dei pastori non trovi pronta e adeguata risposta, per disattenzione o per una certa sfiducia o un larvato disimpegno»[11].

Nella nota pastorale dopo Verona (2007), la Conferenza episcopale italiana rilevava che «gli organismi di partecipazione ecclesiale e anzitutto i consigli pastorali – diocesani e parrocchiali – non stanno vivendo dappertutto una stagione felice. La consapevolezza del valore della corresponsabilità ci impone… di ravvivarli, elaborando anche modalità originali di uno stile ecclesiale di maturazione del consenso e di assunzione di responsabilità. Di simili luoghi abbiamo particolarmente bisogno per consentire a ciascuno di vivere quella responsabilità ecclesiale che attiene alla propria vocazione e per affrontare le questioni che riguardano la vita della Chiesa con uno sguardo aperto ai problemi del territorio e dell’intera società. La partecipazione corale e organica di tutti i membri del popolo di Dio non è solo un obiettivo, ma la via per raggiungere la meta di una presenza evangelicamente trasparente e incisiva»[12].

Sarebbe opportuno chiedersi che cosa ancora oggi rende poco “vivi e vitali” quegli organismi. «Ci sono ancora i consigli pastorali nelle parrocchie?», si chiede Paola Bignardi. «Che cosa sopravvive dell’interesse che hanno riscosso all’indomani del Concilio? Nella maggioranza dei casi, essi svolgono oggi la funzione di coordinamento delle attività e delle iniziative della parrocchia, fino al limite della banalità: più raramente sono luoghi di vera discussione e di corresponsabilità»[13].

Durante l’assemblea diocesana, mentre si è preso atto di una maggiore attenzione al tema della corresponsabilità, sono state anche rilevate le difficoltà di “lavorare in rete” (a livello parrocchiale e zonale, tra parrocchie limitrofe, con le famiglie, con le scuole…), la perdurante presenza di forme di clericalismo, di consigli pastorali e per gli affari economici “vecchi” (non solo da un punto di vista anagrafico), esistenti solo “sulla carta” o destinatari di semplici comunicazioni o convocati solo per “ratificare” quanto già deciso o per organizzare e coordinare alcune attività, di comunicazioni/relazioni insufficienti tra i vari gruppi, di laici ridotti a semplici esecutori di ordini.

Non possiamo rimanere a guardare, scaricando su altri le nostre carenze e aspettando l’intervento non so di chi. Avvertiamo la necessità di dare un nuovo impulso alla corresponsabilità nella nostra Chiesa locale.

I consigli pastorali «sono il luogo in cui insieme si pensa il volto concreto della Chiesa, in cui tutte le vocazioni trovano modo di esercitarsi nel rispetto della loro specifica funzione, in cui si fa discernimento sulle forme della missione, in cui si ascoltano le domande, ci si interroga insieme, insieme si risponde, senza semplificazioni, all’interrogativo: come la nostra comunità fa vedere il Risorto alle persone che vivono accanto a noi e lo fa sentire vivo a ciascuno di noi?»[14]. Ciò che Paola Bignardi dice dei consigli pastorali vale per tutti gli organismi di partecipazione: assemblee, consiglio presbiterale, collegio dei consultori, consigli per gli affari economici, consulte…

Non c’è da riflettere solo sugli organismi di partecipazione. C’è da interrogarsi, nel quadro della corresponsabilità, sulla presenza e valorizzazione dei ministeri nella vita della comunità, giacché «il cammino missionario della parrocchia è affidato alla responsabilità di tutta la comunità parrocchiale»[15].

Dobbiamo confrontarci [16]:

–       sulle modalità di svolgimento del ruolo della presidenza (“il parroco sarà meno l’uomo del fare e dell’intervento diretto e più l’uomo della comunione; e perciò avrà cura di promuovere vocazioni, ministeri e carismi”);

–       sull’apertura alle varie forme di ministerialità (“Figure nuove al servizio della parrocchia missionaria stanno nascendo e dovranno diffondersi: nell’ambito catechistico e in quello liturgico, nell’animazione caritativa e nella pastorale familiare, ecc.”);

–       sulla presenza degli istituti di vita consacrata (”Non si tratta di chiedere ai consacrati cose da fare, ma piuttosto che essi siano ciò che il carisma di ciascun istituto rappresenta per la Chiesa”);

–       sul servizio delle associazioni e dei movimenti (“che hanno un ruolo particolare nella sfida ai fenomeni di scristianizzazione e nella risposta alle domande di religiosità”).


[1] Il Papa riprese questa idea nell’esortazione apostolica pubblicata un anno dopo la celebrazione del Sinodo dei vescovi, cfr. Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica postsinodale Christifideles laici. Vocazione e missione dei laici nella chiesa e nel mondo, 30.12.1988, n. 2.

[2] La VI assemblea ordinaria del Forum internazionale di Azione cattolica si svolse a Iasi, in Romania, dal 22 al 26 agosto 2012.

[3] Il tema del Forum era Laici di Azione Cattolica: la corresponsabilità ecclesiale e sociale.

[4] Benedetto XVI, Messaggio in occasione della VI Assemblea Ordinaria del Forum Internazionale di Azione Cattolica, 10.8.2012.

[5] Don Primo Mazzolari è nato nel gennaio del 1890 ed è morto nell’aprile del 1959. Di lui Paolo VI ha detto: «Lui aveva il passo troppo lungo e noi si stentava a tenergli dietro. Così ha sofferto lui e abbiamo sofferto anche noi. Questo è il destino dei profeti» (cfr. Fondazione Don Primo Mazzolari, http://www.fondazionemazzolari.it).

[6] Primo Mazzolari, La Parrocchia, La Locusta, Vicenza 1962, pagine 61-64.

[7] Luigi Alici è nato nel 1950 ed è professore di filosofia. È stato presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana.

[8] Luigi Alici, Cielo di plastica, S. Paolo, Cinisello Balsamo 2009, pag. 129.

[9] Conferenza episcopale italiana, Riconciliazione cristiana e comunità degli uomini. Atti del 2º Convegno ecclesiale, AVE, Roma 1985, pag. 325.

[10] Episcopato italiano, La Chiesa in Italia dopo Loreto, 9.6.1985, n. 49.

[11] Conferenza episcopale italiana. Commissione episcopale per il laicato, “Fare di Cristo il cuore del mondo”. Lettera ai fedeli laici, 27.3.2005, n. 2.

[12] Conferenza episcopale italiana, “Rigenerati per una speranza viva” (1Pt 1,3): testimoni del grande “sì” di Dio all’uomo, 29.6.2007, n. 24.

[13] Paola Bignardi, Esiste ancora il laicato? Una riflessione a cinquant’anni dal Concilio, AVE, Roma 2012, pag. 74.

[14] Paola Bignardi, Esiste ancora il laicato? Una riflessione a cinquant’anni dal Concilio, AVE, Roma 2012, pag. 75.

[15] Conferenza episcopale italiana, Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia. Nota pastorale, 30.5.2004, n. 12.

[16] Conferenza episcopale italiana, Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia. Nota pastorale, 30.5.2004, numeri 12 e 11.

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