Ecce Homo – Ragusa

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Parrocchia missionaria. Comunione e corresponsabilità missionaria – 2

– seconda parte – Parrocchia missionaria. Comunione e corresponsabilità missionaria

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Anno pastorale 2013-2014 –  Educhiamoci alla corresponsabilità  Riflessioni e appuntamenti per camminare insieme

  Siamo tutti corresponsabili

All’inizio del documento sulla vocazione e missione dei laici nella chiesa e nel mondo, Giovanni Paolo II fece riferimento alla parabola presente nel vangelo di Matteo, nella quale si parla dell’invito che un signore rivolse ai lavoratori perché andassero a lavorare nella sua vigna.

Questo il testo della parabola: «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere  a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “ Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna. Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattato come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro?  Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto ho dato a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi»[1].

Va, anzitutto, detto che la parabola è inquietante! Il comportamento del padrone della vigna sembra eccessivamente arbitrario! Vi invito, perciò, a leggere un buon commento al testo di Matteo. Don Bruno Maggioni osserva: «Il centro della parabola è ora sufficientemente chiaro: non lo schema rendimento/ricompensa rivela il mistero di Dio, ma la gratuità… se vuoi sporgerti sul mistero di Dio, liberati dallo schema della rigida proporzionalità… Il loro [dei lavoratori della prima ora] apparente desiderio di giustizia è in realtà un senso di invidia. Un sentimento, questo, sempre in agguato, se il giusto resta convinto – nel suo intimo – che il Vangelo sia una fatica e non una fortuna»[2].

Queste ultime parole (che il Vangelo sia una fatica e non una fortuna) mi hanno fatto pensare a un romanzo di Bruce Marshall A ogni uomo un soldo. Alla fine, il protagonista del romanzo, l’abate Gaston, comincia a capire il senso della parabola: «Il treno proseguiva la sua corsa rumorosa lungo la galleria, ma l’abate non si accorgeva delle stazioni, perché stava pensando ai misteri del Signore e riflettendo che lui li capiva in modo molto imperfetto. Uno, però, gli pareva di cominciare a capirlo, e cioè perché tutti gli operai della vigna ricevevano un denaro, sia che avessero portato il peso della giornata e del caldo oppure no. Pensava che la ragione era questa: che tanta parte del lavoro era ricompensa a se stessa, come tanta parte del mondo era castigo a se stessa. E a un tratto l’abate Gaston si rese conto che lui, da prete, era stato molto felice. E anche adesso che, oltre a essere zoppo, era quasi cieco, e che avrebbe dovuto impararsi a memoria chilometri di epistole e di vangeli, sapeva che come cappellano residente delle suore sarebbe stato molto felice»[3].

Giovanni Paolo II legge nella parabola l’invito rivolto a tutti – pastori, sacerdoti, religiose, religiosi e laici – di andare a lavorare nella chiesa e nel mondo: «L’appel-lo del Signore Gesù “Andate anche voi nella mia vigna” non cessa di risuonare da quel lontano giorno nel corso della storia: è rivolto a ogni uomo che viene in questo mondo… La chiamata non riguarda soltanto i pastori, i sacerdoti, i religiosi e le religiose, ma si estende a tutti: anche i fedeli laici sono personalmente chiamati dal Signore, dal quale ricevono una missione per la chiesa e per il mondo»[4].

Nel messaggio per l’87ª Giornata missionaria mondiale, che celebreremo il prossimo 20 ottobre, papa Francesco ha scritto: «Il Concilio Vaticano II ha sottolineato in modo speciale come il compito missionario, il compito di allargare i confini della fede, sia proprio di ogni battezzato e di tutte le comunità cristiane… Ciascuna comunità è quindi interpellata e invitata a fare proprio il mandato affidato da Gesù agli Apostoli di essere suoi “testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra” (At 1,8), non come un aspetto secondario della vita cristiana, ma come un aspetto essenziale: tutti siamo inviati sulle strade del mondo per camminare con i fratelli, professando e testimoniando la nostra fede in Cristo e facendoci annunciatori del suo Vangelo»[5].

Lasciandosi illuminare e guidare dalla Parola di Dio, la Chiesa ha riflettuto su se stessa e con molta chiarezza ha affermato e ribadito che:

a)  nella Chiesa c’è una varietà di ruoli, di funzioni, di ministeri, di carismi:

–         «Il corpo non è formato da un membro solo, ma da molte membra… Ora voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra»[6]; «Egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri»[7];

–         «Per istituzione divina, la santa Chiesa è organizzata e retta con mirabile varietà. “Come in un unico corpo abbiamo molte membra, e nessun membro ha la stessa funzione degli altri, così tutti insieme formiamo un solo corpo in Cristo, dove ognuno è membro degli altri” (Rm 12,4-5)»[8];

–         «La Chiesa… è diretta e guidata dallo Spirito che elargisce doni gerarchici e carismatici a tutti i battezzati chiamandoli a essere, ciascuno a suo modo, attivi e corresponsabili»[9];

b)  tutti i membri della Chiesa sono uguali e, nel rispetto della distinzione dei ruoli, profondamente legati tra loro:

–         «Quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo. Non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio né femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù»[10];

–         «In Cristo e nella Chiesa nessuna ineguaglianza a motivo della razza o della nazione, della condizione sociale o del sesso… Anche se per volontà di Cristo alcuni sono costituiti dottori, dispensatori dei misteri e pastori per gli altri, tuttavia vige fra tutti una vera uguaglianza riguardo alla dignità e all’azione comune a tutti i fedeli nell’edificare il corpo di Cristo. La distinzione infatti che il Signore ha posto tra i sacri ministri e il resto del popolo di Dio porta in sé l’unione, poiché i pastori e gli altri fedeli sono legati tra loro da comuni vincoli: sul-l’esempio del Signore, i pastori della Chiesa si facciano servitori tra di loro e verso gli altri fedeli e questi a loro volta prestino prontamente la loro collaborazione ai pastori e ai dottori. Così, nella diversità, tutti danno testimonianza della mirabile unità nel corpo di Cristo: infatti la stessa diversità di grazie, di ministeri e di operazioni raccoglie in unità i figli di Dio, perché “tutte queste cose le opera l’unico e medesimo Spirito” (1 Cor 12,11)»[11];

c)   la diversità di doni, di funzioni, di condizioni e modi di vita non solo non è in contrasto con l’unità della Chiesa, ma ne esprime la ricchezza:

–         «Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito»[12]; «Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l’udito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe l’odorato? Ora, invece, Dio ha disposto le membra del corpo in modo distinto, come egli ha voluto»[13];

–         «Anche nell’edificazione del corpo di Cristo vige una varietà di membra e di funzioni. Uno solo è lo Spirito che distribuisce i suoi vari doni per l’utilità della Chiesa, a misura della sua ricchezza e delle necessità dei ministeri… Il medesimo Spirito unifica il corpo con la sua presenza, con la sua forza e con la connessione interna delle membra; produce la carità tra i fedeli e li sprona a viverla»[14];

–         «La diversità dei carismi e dei ministeri nell’unico popolo di Dio riguarda le forme della risposta, non l’universalità della chiamata. Nel mistero della comunione ecclesiale dobbiamo ricercare la coralità di una risposta armonica e differenziata alla chiamata e alla missione che il Signore affida a ogni membro della Chiesa»[15];

–         «lo Spirito Santo, apparentemente, sembra creare disordine nella Chiesa, perché porta la diversità dei carismi, dei doni; ma tutto questo invece, sotto la sua azione, è una grande ricchezza, perché lo Spirito Santo è lo Spirito di unità, che non significa uniformità, ma ricondurre il tutto all’armonia. Nella Chiesa l’armonia la fa lo Spirito Santo… quando siamo noi a voler fare la diversità e ci chiudiamo nei nostri particolarismi, nei nostri esclusivismi, portiamo la divisione; e quando siamo noi a voler fare l’unità secondo i nostri disegni umani, finiamo per portare l’uniformità, l’omologazione. Se invece ci lasciamo guidare dallo Spirito, la ricchezza, la varietà, la diversità non diventano mai conflitto, perché Egli ci spinge a vivere la varietà nella comunione della Chiesa. Il camminare insieme nella Chiesa, guidati dai Pastori, che hanno uno speciale carisma e ministero, è segno dell’azione dello Spirito Santo; l’ecclesialità è una caratteristica fondamentale per ogni cristiano, per ogni comunità, per ogni movimento. È la Chiesa che mi porta Cristo e mi porta a Cristo; i cammini paralleli sono tanto pericolosi!»[16]. «Nella Chiesa la varietà, che è una grande ricchezza, si fonde sempre nell’armonia dell’unità, come un grande mosaico in cui tutte le tessere concorrono a formare l’unico grande disegno di Dio»[17];

d)  tutti i battezzati sono corresponsabili della missione della Chiesa e nessuno è inutile:

–         «Non può l’occhio dire alla mano: “Non ho bisogno di te”; oppure la testa ai piedi: “Non ho bisogno di voi”. Anzi proprio le membra del corpo che sembrano più deboli sono le più necessarie»[18];

–         «In forza della comune dignità battesimale il fedele laico è corresponsabile, insieme con i ministri ordinati e con i religiosi e le religiose, della missione della Chiesa»[19]; «nessuno è inutile nella Chiesa e se qualcuno a volte dice ad un altro: ‘Vai a casa, tu sei inutile’, questo non è vero, perché nessuno è inutile nella Chiesa, tutti siamo necessari per costruire questo Tempio!»[20].

Nella chiesa siamo tutti corresponsabili! Questo è un punto fermo. E speriamo che sia un punto di non ritorno, a livello di convinzione e di prassi. La Chiesa è comunione, è il nuovo popolo di Dio, il cui statuto «è la dignità e la libertà dei figli di Dio, nel cuore dei quali, come in un tempio, inabita lo Spirito di Dio. La sua legge è il nuovo comandamento di amare come ci ha amati Cristo (cf. Gv 13,34). Il suo fine è il regno di Dio»[21]. Nessuno può restare con le mani in mano.

Vi chiedo di imprimere nel cuore e nella mente due espressioni del documento del Concilio sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, perché ci permettono di cogliere l’oggetto della nostra corresponsabilità ecclesiale e pastorale:

a)  «Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini di oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore»[22];

b)  «I cristiani, ricordando le parole del Signore, “in questo conosceranno tutti che siete i miei discepoli, se vi amerete gli uni gli altri (Gv 13,35), niente possono   desiderare più ardentemente che servire con sempre maggiore generosità ed    efficacia gli uomini del mondo contemporaneo»[23]. Qual è il nostro modo di amare e servire l’uomo? Annunciandogli, con la parola e con la vita, il vangelo, perché «evangelizzare […] è la grazia e la vocazione propria della Chiesa, la sua identità più profonda. Essa esiste per evangelizzare»[24].

La Chiesa contribuisce a rendere più umani i rapporti tra le persone. In questa azione i laici hanno un compito particolare: «È proprio dei laici cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio»[25]; «I laici sono particolarmente chiamati a rendere presente e operante la chiesa in quei luoghi e in quelle circostanze, in cui essa non può diventare sale della terra se non per mezzo di loro»[26]; «occorre che come cittadini cooperino con gli altri cittadini secondo la specifica competenza e sotto la propria responsabilità»[27]; «Principale loro compito, siano essi uomini o donne, è la testimonianza di Cristo, che devono rendere con la vita e con la parola nella famiglia, nel ceto sociale cui appartengono e nell’ambito della loro professione»[28]; «Se è vero che un laico non può sostituire il Pastore nei ministeri che richiedono i poteri dati dal sacramento dell’Ordine, è anche vero che il Pastore non può sostituire i laici nei campi dove essi hanno competenza più di lui»[29].

Va, infine, chiarito che la sollecitazione alla corresponsabilità non è motivata dal fatto che i preti, i religiosi e le religiose, almeno in Italia, stanno diminuendo. Non si parla di corresponsabilità perché abbiamo paura che la nave affondi (!)[30] e cerchiamo aiuto da tutte le parti. La corresponsabilità è la conseguenza e la modalità del nostro essere Chiesa.

[1] Vangelo secondo Matteo, capitolo 20, versetti 1-16.

[2] Bruno Maggioni, Le parabole evangeliche, Vita e Pensiero, Milano 1995, pagine 123 e 125.

[3] Bruce Marshall, A ogni uomo un soldo, Longanesi, Milano 1972, pagine 420-421.

[4] Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica postsinodale Christifideles laici (I fedeli laici), 30.12.1988, n. 2.

[5] Papa Francesco, Messaggio per la Giornata missionaria mondiale, 19.5.2013, n. 2.

[6] Prima lettera ai Corinzi, capitolo 12, versetti 14 e 27.

[7] Lettera agli Efesini, capitolo 4, versetto 11.

[8] Concilio ecumenico vaticano II, Costituzione dogmatica sulla Chiesa, Lumen gentium (La luce delle genti), n. 32.

[9] Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica postsinodale Christifideles laici (I fedeli laici), 30.12.1988, n. 21.

[10] Lettera ai Galati, capitolo 3, versetti 27-28.

[11] Concilio ecumenico vaticano II, Costituzione dogmatica sulla Chiesa, Lumen gentium (La luce delle genti), n. 32.

[12] Prima lettera ai Corinzi, capitolo 12, versetti 12-13.

[13] Prima lettera ai Corinzi, capitolo 12, versetti 17-18.

[14] Concilio ecumenico vaticano II, Costituzione dogmatica sulla Chiesa, Lumen gentium (La luce delle genti), n. 7.

[15] Conferenza episcopale italiana. Commissione episcopale per il laicato, “Fare di Cristo il cuore del mondo”. Lettera ai fedeli laici, 27.3.2005, n. 2. Questa lettera fu scritta nella prospettiva del convegno ecclesiale di Verona.

[16] Papa Francesco, Omelia, 19.5.2013.

[17] Papa Francesco, Omelia, 29.6.2013, n. 3.

[18] Prima lettera ai Corinzi, capitolo 12, versetti 21-22.

[19] Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica postsinodale Christifideles laici (I fedeli laici), 30.12.1988, n. 15.

[20] Papa Francesco, Catechesi all’udienza generale, 26.6.2013.

[21] Concilio ecumenico vaticano II, Costituzione dogmatica sulla Chiesa, Lumen gentium (La luce delle genti), n. 9.

[22] Concilio ecumenico vaticano II, Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, Gaudium et spes (La gioia e la speranza), n. 1.

[23] Concilio ecumenico vaticano II, Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, Gaudium et spes (La gioia e la speranza), n. 93.

[24] Paolo VI, Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi (L’impegno di annunciare il Vangelo), 8.12.1975, n. 14.

[25] Concilio ecumenico vaticano II, Costituzione dogmatica sulla Chiesa, Lumen gentium (La luce delle genti), n. 31.

[26] Concilio ecumenico vaticano II, Costituzione dogmatica sulla Chiesa, Lumen gentium (La luce delle genti), n. 33.

[27] Concilio ecumenico vaticano II, Decreto sull’apostolato dei laici, Apostolicam actuositatem (L’attività apostolica),  n.7.

[28] Concilio ecumenico vaticano II, Decreto sull’attività missionaria della Chiesa, Ad gentes (Alle genti), n. 21.

[29] Giovanni Paolo II, Catechesi all’udienza generale, n. 5, 2.3.1994.

[30] Bellissime e vere le parole di papa Benedetto, durante l’ultima udienza generale, il 27.2.2013, con le quali ha riletto i suoi otto anni di pontificato: «È stato un tratto di cammino della Chiesa che ha avuto momenti di gioia e di luce, ma anche momenti non facili; mi sono sentito come san Pietro con gli Apostoli nella barca sul lago di Galilea: il Signore ci ha donato tanti giorni di sole e di brezza leggera, giorni in cui la pesca è stata abbondante; vi sono stati anche momenti in cui le acque erano agitate ed il vento contrario, come in tutta la storia della Chiesa, e il Signore sembrava dormire. Ma ho sempre saputo che in quella barca c’è il Signore e ho sempre saputo che la barca della Chiesa non è mia, non è nostra, ma è sua. E il Signore non la lascia affondare; è Lui che la conduce, certamente anche attraverso gli uomini che ha scelto, perché così ha voluto. Questa è stata ed è una certezza, che nulla può offuscare. Ed è per questo che oggi il mio cuore è colmo di ringraziamento a Dio perché non ha fatto mai mancare a tutta la Chiesa e anche a me la sua consolazione, la sua luce, il suo amore».

– 2 continua –

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