Ecce Homo – Ragusa

pe. giovanni, fidei donum


San Bonaventura. La mistica sapienza rivelata mediante lo Spirito Santo

Dall’opuscolo «Itinerario della mente a Dio» di san Bonaventura, vescovo
Cap. 7,1.2.4.6; Opera omnia, 5,312-313)

La mistica sapienza rivelata mediante lo Spirito Santo
Cristo è la via e la porta. Cristo è la scala e il veicolo. E il propiziatorio collocato sopra l’arca di Dio (cfr. Es 26,34). È «il mistero nascosto da secoli» (Ef 3,9). Chi si rivolge a questo propiziatorio con dedizione assoluta, e fissa lo sguardo sul crocifisso Signore mediante la fede, la speranza, la carità, la devozione, l’ammirazione, l’esultanza, la stima, la lode e il giubilo del cuore, fa con lui la Pasqua, cioè il passaggio; attraversa con la verga della croce il Mare Rosso, uscendo dall’Egitto per inoltrarsi nel deserto. Qui gusta la manna nascosta, riposa con Cristo nella tomba come morto esteriormente, ma sente, tuttavia, per quanto lo consenta la condizione di viatori, ciò che in croce fu detto al buon ladrone, tanto vicino a Cristo con l’amore: «Oggi sarai con me nel paradiso!» (Lc 23,43).
Ma perché questo passaggio sia perfetto, è necessario che, sospesa l’attività intellettuale, ogni affetto del cuore sia integralmente trasformato e trasferito in Dio.
È questo un fatto mistico e straordinario che nessuno conosce se non chi lo riceve. Lo riceve solo chi lo desidera, non lo desidera se non colui che viene infiammato dal fuoco dello Spirito Santo, che Cristo ha portato in terra. Ecco perché l’Apostolo afferma che questa mistica sapienza è rivelata dallo Spirito Santo.
Se poi vuoi sapere come avvenga tutto ciò, interroga la grazia, non la scienza, il desiderio non l’intelletto, il sospiro della preghiera non la brama del leggere, lo sposo non il maestro, Dio non l’uomo, la caligine non la chiarezza, non la luce ma il fuoco che infiamma tutto l’essere e lo inabissa in Dio con la sua soavissima unzione e con gli affetti più ardenti.
Ora questo fuoco è Dio e questa fornace si trova nella santa Gerusalemme; ed è Cristo che li accende col calore della sua ardentissima passione. Lo può percepire solo colui che dice: L’anima mia ha preferito essere sospesa in croce e le mie ossa hanno prescelto la morte! (cfr. Gb 7,15).
Chi ama tale morte, può vedere Dio, perché rimane pur vero che: «Nessun uomo può vedermi e restar vivo» (Es 33,20). Moriamo dunque ed entriamo in questa caligine; facciamo tacere le sollecitudini, le concupiscenze e le fantasie. Passiamo con Cristo crocifisso, «da questo mondo al Padre», perché, dopo averlo visto, possiamo dire con Filippo «questo ci basta» (Gv 14,8); ascoltiamo con Paolo: «Ti basta la mia grazia» (2Cor 12,9); rallegriamoci con Davide, dicendo: «Vengono meno la mia carne e il mio cuore; ma la roccia del mio cuore è Dio, è Dio la mia sorte per sempre» (Sal 72,26). «Benedetto il Signore, Dio d’Israele da sempre e per sempre. Tutto il popolo dica: Amen» (Sal 105,48).

http://www.reginamundi.info/liturgia-delle-ore/ufficiodelleLetture.asp?codice=2406&gg=2&cal=559

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San Camillo. Servire il Signore nei fratelli

Servire il Signore nei fratelli

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Cominciando dalla santa carità, come radice di tutte le virtù e come dono
a lui più familiare, dico che san Camillo fu così infiammato di questa santa
virtù, non solo verso Iddio, ma anche verso il prossimo, e particolarmente
verso gli infermi. La loro vista bastava da sola ad intenerirlo, a commuoverlo
e a fargli dimenticare completamente ogni altra attrattiva o soddisfazione
terrena. Quando serviva qualcuno di loro pareva struggersi di amore e
compassione, e volentieri avrebbe preso sopra di sé ogni male per
raddolcire il loro dolore e alleviarli dalle infermità. Considerava tanto
vivamente la persona di Cristo negli infermi, che spesso quando dava loro
da mangiare, immaginandosi che essi fossero il suo Signore, domandava
loro la grazia e il perdono dei suoi peccati. Stava con tale riverenza dinanzi a
loro come stesse proprio alla presenza del Signore.
Non parlava mai d’altro, né più spesso, né con maggior fervore, che della
santa carità, e l’avrebbe voluta imprimere nel cuore di tutti gli uomini.
Per infiammare i suoi religiosi a questa santa virtù, soleva spesso
ricordar loro le dolcissime parole di Gesù Cristo: « Ero malato e mi avete
visitato » (Mt 25,36), le quali in verità pareva che gli fossero scolpite nel
cuore, tante volte le diceva e ripeteva.
Camillo era uomo di tanta carità, che aveva pietà e compassione non
solo verso gli infermi e i moribondi, ma anche in generale verso tutti gli altri
poveri e miserabili.
Aveva il cuore pieno di tanta pietà verso i bisognosi, che soleva dire:
Quando non si trovassero poveri nel mondo, gli uomini dovrebbero andare a
cercarli e cavarli di sotto terra per far loro del bene e usar loro misericordia.

http://www.sancamillo.org/Liturgia_Ore_Sti_Camilli/Testi-pdf/02-Invitatorio%20+%20Letture-S-Camillo.pdf


Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra

Contemplare il Vangelo di oggi

Giorno liturgico: Lunedì, XV settimana del Tempo Ordinario

Testo del Vangelo (Mt 10,34–11,1): In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.

»Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà. Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa.

»Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città».

Commento: Rev. D. Valentí ALONSO i Roig (Barcelona, Spagna)

Chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me

Oggi, Gesù ci offre una miscela esplosiva di raccomandazioni; è come uno di quei banchetti di moda dove i piatti sono piccole “razioni” da assaggiare. Si tratta di consigli profondi e duri da digerire, destinati ai suoi discepoli nel bel mezzo di un processo di formazione e preparazione missionaria (cf. Mt 11,1). Per degustarli, dobbiamo contemplare il testo in gruppi separati.

Gesù incomincia facendo conoscere l’effetto del suo insegnamento. Oltre agli effetti positivi, evidenti nella azione del Signore, il Vangelo evoca i contrattempi e gli effetti secondari della sua predicazione: «i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa» (Mt 10,36). Questo è il paradosso di vivere nella fede: la possibilità di affrontarsi gli uni contro gli altri, compresi quelli più vicini a noi, quando non capiamo chi é Gesù, il Signore, e non lo capiamo come il Maestro della comunione.

In un secondo momento, Gesù ci chiede di occupare il massimo grado nella scala dell’amore: «chi ama padre o madre più di me…» (Mt 10,37), «chi ama figlio o figlia più di me…» (Mt 10,37). Così, ci propone lasciarci accompagnare da Lui come in presenza di Dio, poiché «chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato» (Mt 10,40). L’effetto di vivere accompagnati dal Signore, accolto nella nostra casa, è godere della ricompensa dei profeti e dei giusti, perché abbiamo ricevuto a un profeta e un giusto.

La raccomandazione del Maestro finisce per dar valore ai piccoli gesti di aiuto e di appoggio per chi vive nella compagnia del Signore, ai suoi discepoli, che siamo tutti i cristiani. «E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo…» (Mt 10,42). Da questo consiglio nasce una responsabilità: riguardo al prossimo, dobbiamo essere coscienti del fatto che chi vive con il Signore, chiunque essi sia, deve essere trattato come tratteremmo il Signore. Dice San Giovanni Crisostomo: «se l’amore fosse sparso dappertutto, nascerebbero da lui un’infinità di beni».