Ecce Homo – Ragusa

pe. giovanni, fidei donum

Missionario, sacerdote, pastore, santo

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La beatificazione di Giovanni Paolo II – Un ritratto del Papa polacco di monsignor Giambattista Diquattro
 

Lo scorso primo maggio, Karol Wojtyla è stato proclamato beato. Abbiamo chiesto a monsignor Giambattista Diquattro, nunzio apostolico in Bolivia, di ricordare la figura e l’opera di Giovanni Paolo II. Monsignor Diquattro, nei molteplici incarichi al servizio della diplomazia della Santa Sede, della Segreteria di Stato del Papa e della Nunziatura in Italia, è stato forse il ragusano che, più di altri, ha avuto modo di conoscere da vicino Giovanni Paolo II. Ecco le sue riflessioni.

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In un recente film, che illustra la vita del Papa Giovanni Paolo II, la trama indugia sui momenti della sua giovinezza, in coincidenza con la drammatica esperienza della seconda guerra mondiale.

Si instilla così nello spettatore la domanda su quale tremendo impatto abbia avuto nella sensibile e forte personalità di Karol Josef Wojtyla quel periodo di cieca irrazionalità e come quegli anni lo abbiano segnato dal punto di vista umano, intellettuale, affettivo e spirituale forgiando una figura che serbava una vicinanza continua con Dio ed un senso acutissimo della giustizia, della compassione e della misericordia.

Queste doti della sua anima non sono state solo il frutto dell’orrendo cataclisma che per qualche anno si era  abbattuto sulla Polonia, esse si sono poi consolidate nel paziente, perseverante e solido impegno pastorale da lui svolto in quel Paese che, dopo aver conosciuto quella barbarie, è stato sottoposto a decenni di inaudita sofferenza.

Così in Karol Josef Wojtyla le intuizioni della fede giovanile si sono trasformate nella lucida professione di un “Credo” affermato senza paura e nello stesso tempo con equilibrio di prudenza e forza di carità, perché professato nella storia con lo sguardo fiducioso verso Dio e verso la Vergine Maria.

Il Magistero di Giovanni Paolo II semplicemente riflette questa ricchezza di spiritualità, intensamente vissuta ed appassionatamente divulgata, cioè vissuta nella storia e nella familiarità con Dio e con la Santissima Vergine e divulgata con lo spirito missionario, cioè con lo sguardo concentrato su Cristo e sulla Chiesa, fino ad apparire dimentico di se stesso.

Per prudente disposizione canonica e per saggio criterio pastorale, la Chiesa esige che un delicato procedimento raccolga, esamini e valuti, con dovizia di dati, quegli elementi che fanno emergere la santità di una persona degna di essere proposta alla venerazione del culto. Tra queste fattispecie si considera dal punto di vista medico, canonico  e teologico anche quello straordinario evento, necessario per la beatificazione, che è definito “miracolo” e che in un momento puntuale incide nella vita di una persona.

C’è un miracolo però che tutti abbiamo avuto sotto gli occhi dal 16 ottobre del 1978 al 2 aprile del 2005, che è stato costellato anche da eventi clamorosi e commoventi e che ci ha fatto percepire il “dito di Dio” nella nostra storia; con serena quotidianità il Signore lo ha offerto al nostro spirito, per la nostra fede e per incidere nella nostra vita cristiana.

Durante il lungo Pontificato di Giovanni Paolo II, ha sorpreso la grande resistenza del Papa, ne abbiamo ammirato la sensibilità, la forza, la semplicità, l’accortezza, la prudenza, l’immediatezza, la duttilità e il discernimento. Alla fine, quando il suo corpo senza vita era sul sagrato della Basilica di San Pietro, abbiamo inteso che tutte quelle doti, equilibratamente compresenti ed animate armoniosamente da una profonda devozione mariana – che conferiva ad esse una rara capacità di interiorità e di irradiazione – potevano essere chiamate in quel momento con una sola parola: “santità”.

Perché  già durante la liturgia funebre, quasi come in una commossa festa, la gente invocava il riconoscimento della sua santità?  Perché aveva constatato che Giovanni Paolo II aveva perseverato nella lotta che aveva contrassegnato tutta la sua vita, mantenendo intatto questo intreccio faticoso e assai spesso doloroso di storia umana e di grazia divina.

Quella gente, che per lui chiedeva l’immediato riconoscimento della santità intuiva che il Pontefice Giovanni Paolo II  aveva condotto fino in fondo e con frutto la sua battaglia perché le radici di questa sua forza erano nascoste nella sua preghiera, nella celebrazione della sua Santa Messa, nella sua identità di sacerdote e di Pastore, in quella parte intima del suo vivere in Dio.

Tutto ciò sappiamo che è quello che lo Spirito Santo trasmette alla sua Chiesa e questo suo dono è la “santità”.

+Giambattista Diquattro

FONTE: INSIEME http://www.insiemeragusa.it/node/1237

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