Ecce Homo – Ragusa

pe. giovanni, fidei donum

I Re Magi e il muro….

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MARIA E GIUSEPPE – I RE MAGI – I PASTORI e il Muro dell’apartheid 
 
Per un NATALE DIVERSO
 
 il Muro ha isolato 78 villaggi palestinesi, separando comunità e distruggendo attività. Alcuni sono intrappolati fra il Muro e la Linea Verde, dove l’accesso è consentito solo ottenendo il permesso di attraversare dei cancelli aperti in orari limitati. I più sono imprigionati su tre lati dal Muro, dalle strade riservate ai coloni o dagli insediamenti, con la sola via d’uscita controllata dall’occupazione. 14 di questi villaggi sono davanti ad un’imminente demolizione e sono seriamente in pericolo di essere cancellati dalla carta geografica.

La Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja ha sentenziato che il Muro è illegale ed ha richiesto che venga abbattuto e che tutti i provvedimenti e gli atti relativi vengano revocati. La Corte ha ricordato alla comunità internazionale il suo obbligo a non portare alcun aiuto o assistenza al Muro e invece di assicurare l’applicazione della legge internazionale, comprese le decisioni della stessa Corte. Ad oggi, la comunità internazionale non ha promosso alcun atto concreto per l’applicazione della sentenza.

«Il muro di separazione
che si sta erigendo è una misura
che spinge più lontana la pace».
 
 
 
Cari Re Magi, se ce la fate a scavalcare il muro sarete sorpresi di non trovare né erba, né pecore, né pastori, né contadini: tutti costoro sono ormai separati dalle loro terre da questo muro dichiarato illegale dal tribunale dell’Aja, ma ancora in piedi.
Vi sorprenderà il paesaggio cambiato: insediamenti illegali ricoprono quelle che un tempo erano colline verdeggianti di olivi secolari.
Se nel viaggio di ritorno da Betlemme, passerete per Gaza, portatevi borracce d’acqua potabile e torce elettriche perchè il governo israeliano l’ha provata dei beni fondamentali.
Vi raccomandimao di non ammalarvi perchè l’ospedale di Gaza è privo di energia elettrica e di rifornimeni di base e fornitevi di lasciapassare o resterete imprigionati lì come i palestinesi. Buona fortuna e Buon Natale!  ps.
Secondo l’ONU Betlemme è circondanta da 78 ostacoli fisici, fra cui 10 checkpoint militari e 55 blocchi stradali.
 
 

Il riferimento al muro trova spazio anche negli interventi natalizi del patriarca latino Sabbah. Nel messaggio diffuso in vista della solennità che ricorda la nascita di Gesù si legge: «Il muro di separazione che si sta erigendo è una misura che spinge più lontana la pace». L’abbattimento del muro è perciò un passaggio necessario per giungere alla pace. «Con la sua caduta ci sarà anche un venir meno delle ostilità nei cuori e si porrà fine allo spargimento di sangue».

Nell’omelia della notte di Natale Sabbah ha parlato del muro di separazione non solo come fonte di danni materiali, ma anche come misura «contro la natura di questa terra di Dio». Poco prima, pur senza instaurare un legame diretto fra i due riferimenti, aveva citato un passo neotestamentario (Ef 2,14-16) che, a prescindere dalla correttezza filologica e dalla pertinenza teologica, sembra destinato a giocare, in quest’ambito, un crescente ruolo retorico: Cristo è nostra pace in quanto ha abbattuto il muro della separazione distruggendo l’odio nella sua carne.

L’omelia natalizia di Sabbah addita un aumento dell’odio e una crescente disumanizzazione di quella realtà: è inumano spargere sangue innocente così come lo è imporre un’occupazione militare a un popolo. Nel primo caso si può scorgere un riferimento anche al terrorismo palestinese, nel secondo il bersaglio è dichiaratamente israeliano. Nell’analisi proposta dal patriarca la radice del male sta esclusivamente in quest’ultimo fattore: «Per ritrovare la pace, occorre cominciare a riconoscere in cosa consiste il conflitto. Il suo dato essenziale è molto semplicemente l’occupazione di un popolo da parte di un altro. Ecco il male di base che origina ogni sorta di violenza e che è fonte di insicurezza».

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